Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! (Parte 1)

Signor Paolo Fanciullacci nasce ad Empoli il primo di giugno del 1944. Lui ha fatto il viaggio in Vietnam nell’anno di 2013 con il supporto dell’Asiatica Travel. Dopo questo appassionato viaggio, lui ha scritto un libro, come un regalo agli amici del Vietnam.

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

 

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Paolo Fanciullacci

Un grazie ad Anna che ha organizzato tutto il viaggio.

Un grazie anche a Rosanna, Renza, Liviana, Gianna e Gian Luca

che ci hanno accompagnato in questo nuovo viaggio.    

Purtroppo devo ringraziare anche Rino, che fa sempre

un sacco di casino, ma che se non ci fosse lui, ogni viaggio sarebbe come un romanzo senza il personaggio principale.

Introibo

E’ diverso tempo che mia figlia Letizia ed Anna confabulano su di un nuovo viaggio da mettere in cantiere. Sento parlare di Asia, Cina, Tibet, Mongolia, India, Cambogia…Vietnam.

E no! Basta!

Questa volta proprio non ci voglio andare!  Basta e basta!

Mi sono stufato di andare a giro per il mondo!

Voglio stare a casa mia. Vicino al caminetto e a leggere in santa pace!

E invece…

Mia moglie è riuscita a convincere anche Rosanna, e purtroppo anche me, ad andare nientepopòdimenochè….

in Vietnam! 

Parlandone con Rosanna ha fatto venire la voglia anche a lei. Rosanna ne ha parlato con la sua amica Liviana la quale ha aderito immediatamente anche lei.

Non solo.

Loro ne hanno parlato ad altri amici ed ecco che si sono accodati anche Gianna e suo marito Gian Luca. Come se non bastasse, anche Rino e Renza si sono dichiarati disponibili. Meno male che ci siamo fermati, se no bisognava affittare un aereo tutto per noi. Quindi Anna è riuscita a contattare via internet, un’agenzia vietnamita, l’Asiatica Travel, nella persona di miss Hoang Ngoc Mai. Questa ragazza le ha pianificato tutto il viaggio, dal 26 Febbraio fino al rientro in Italia il 16 di Marzo per otto persone.

E non solo.

Le ha spedito il visto cumulativo di ingresso in Vietnam e un modulo in doppia copia, da riempire singolarmente, che deve essere corredato da due foto. Dovranno essere consegnati alla polizia di frontiera al nostro arrivo a Sai Gon o Ho Ci Minh, come si chiama adesso. Questo per velocizzare il nostro ingresso in Vietnam. Altrimenti questi moduli bisognava riempirli alla frontiera stessa. Il viaggio aereo lo faremo partendo da Pisa per Parigi e da Parigi a Saigon. I biglietti aerei sono stati tutti prenotati e prepagati. Compresa l’assicurazione per smarrimenti vari, malattie,rinunce, ecc. ecc. Facciamo una riunione finale a casa mia per gli ultimi dettagli. Gian Luca ce l’ha con Bersani, ma questo non c’entra niente.

E così siamo pronti. O almeno lo spero!!!

25 Febbraio 2013,Lunedì. 

Ci ritroviamo alle 9.30 alla stazione di Empoli per andare all’aeroporto di Pisa.  Rino e Renza  li troveremo là. Io ed Anna arriviamo per primi. Poi arriva Liviana, quindi Rosanna e infine arrivano Gianna e Gian Luca accompagnati dal loro figlio minore. Fatti i biglietti e obliterati (ma chi l’ha inventata questa parola?), saliamo sul treno. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Arrivati all’aeroporto troviamo anche Rino e Renza. Facciamo il ceck-in per Parigi e per Sai Gon dando l’addio alle nostre valigie, con la speranza  di rivederle a Sai Gon Ho Ci  Min. La partenza dell’aereo è alle 13.15 e arriviamo a Parigi al Charles De Gaulle alle 15 e qualcosa, sotto il nevischio. Purtroppo abbiamo da aspettare fino alle 19.20 per prendere il 777 per Sai Gon. Girelliamo per l’aeroporto con un bus per trovare il terminal 2E. Trovatolo, cerchiamo di passare il tempo. Io mi metto a leggere il Borzacchini Universale. Un tempo interminabile, mentre fuori nevischia sempre più forte. Poi cominciano gli annunci.  Ritardo per Ho Ci Minh!

Tabelloni delle partenze che neanche prendono in considerazione il nostro aereo e sono già le 19.20. Dopo un’ora  il tabellone delle partenze avverte che l’imbarco è previsto per le 20.30. Ci avviamo verso il gate e finalmente ci imbarchiamo. L’aereo, un bestione da 350 posti, è coperto di neve. Quando l’aereo si muove sulla pista di raccordo sono già le 20.50. Ad un certo punto, prima di entrare sulla pista principale si ferma in corrispondenza di  due strani veicoli che gli si affiancano con dei fari e con delle lance brandeggiabili da cui escono getti di acqua ad alta pressione insieme ad una schiuma strana. Tolgono tutta la neve dalle ali e dalla fusoliera. Continuano fino a che l’aereo non è completamente pulito. Poi si riparte. Al momento in cui l’aereo stacca i freni e da tutto motore per il decollo, sono le 21.20. Due ore di ritardo tonde tonde. Abbiamo davanti a noi circa 12 ore di volo. Ci sistemiamo come possiamo. Anna si lamenta perché si trova rinchiusa fra me, che sono al finestrino, e l’altro sedile occupato da un  giovane sulla trentina. Mi martirizza perché non ho chiesto la fila centrale per la mia mania di stare al finestrino. Ma ormai è andata.

Ci portano da mangiare. E nell’occasione prendiamo anche un po’ di vino. Poi indossiamo le cuffie e cerchiamo di vedere qualche film sul piccolo schermo che si trova sullo schienale della poltrona davanti a noi. Gonfio il collare per dormire ad Anna. Faccio uno sforzo tremendo. Ci vuole un compressore per aprire la valvolina. Poi a forza di schiacciarla e di piegarla ce la faccio.  Anna se lo mette al collo per dormire pur continuando a guardare un film. Io continuo a guardare il mio schermo dove seguo la rotta dell’aereo. Siamo sopra all’Iran, quando volto l’occhio verso Anna. Sta guardando lo schermo ad una distanza di 10 centimetri!

La scuoto.

Anna mi guarda,  gira lentamente la testa da una parte e dall’altra e poi mi dice lentamente:

-E’ tutto in disordine. Che ci si fa qui? Come mai siamo in questo posto?-

– Anna siamo in aereo,- le dico- stiamo andando a Sai Gon. Che fai, sogni?-

La chiamo.

-ANNA, ANNA!!! Ti senti male?-

Per tutta risposta mi guarda. Senza vedermi.

Continuo a scuoterla e a chiamarla:

-ANNA, ANNA!!-

Mi guarda imbambolata senza rispondermi. Mi corre un brivido lungo la schiena. Mi sento perso. Sono atterrito e penso maledettamente ad un ictus. Come suo zio prete, suo cugino, sua madre… Mi attacco disperatamente al bottone per chiamare una hostess. Accendo tutte le luci di cortesia mentre sto sudando freddo. Intanto sveglio quello accanto ad Anna facendogli capire la situazione. Anna ad un certo punto fruga nella tasca della poltrona davanti a se. Prende il sacchetto apposito e vomita. Sempre senza dire una parola. Finalmente arriva uno steward. Gli spiego cosa sta succedendo. Riusciamo a farla alzare e la accompagniamo alla toilette in coda all’aereo. Butto il sacchetto dentro al contenitore apposito mentre Anna continua a vomitare nel water. Non dice una parola. Finalmente sembra che si riprenda. Lo steward ci fa accomodare nel reparto in fondo all’aereo e mette Anna a sedere su di uno strapuntino. Arriva anche il comandante dell’aereo insieme a due hostess. Comincia a farle domande. Ha mangiato? Ha ingerito qualche medicinale? E’ la prima volta che le succede? E così via.

Si viene a scoprire che ha ingerito una pillola per dormire. Molto probabilmente ha fatto reazione con il bicchiere di vino che ha bevuto. Comunque si riprende. Il comandante ordina allo steward di sentire se il ragazzo accanto a noi è disponibile a lasciare il posto e scambiarlo con un altro per far distendere  Anna. Quando lo steward ritorna Anna sta già bene. E possiamo ritornare ai nostri posti. Il posto si è liberato, Anna si può distendere e finalmente tutto passa. Poche volte nella mia vita ho avuto paura come in questa occasione.

Cominciamo bene!

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Sai Gon, 26 Febbraio 2013 martedì. 

In aereo vengono accese le luci. Comincia ad albeggiare e ci portano la colazione. Anna sembra che si sia definitivamente ripresa. Viene la capo hostess  che chiede nome cognome e indirizzo di Anna. Forse per un eventuale denuncia di quanto è successo stanotte. Dovevamo arrivare a Sai Gon alle 12.55 ma dato il ritardo, arriviamo verso le 13.30 in quanto l’aereo ha recuperato un bel po’ed atterriamo con un bel vento laterale che fa dondolare il 777 come se fosse di carta.

Dopo sbarcati ci avviamo al ritiro dei bagagli con la solita leggera angoscia. Saranno arrivate le nostre valigie che abbiamo abbandonato a Pisa? Finalmente, sul nastro trasportatore, qualcuna delle nostre valigie si fa viva. E piano, piano, un po’ alla volta arrivano tutte. Già sollevati, ci avviamo verso l’ufficio della polizia di frontiera con tutti i nostri documenti. Arriviamo ad uno sportello vetrato davanti al quale c’è già un ammasso di persone. Quando è il mio turno consegno il visto collettivo ad un poliziotto dall’aria ottusa che mi fa cenno di consegnare i passaporti e i 2 moduli riempiti. Consegno i miei e quelli di Anna ma vuole anche quelli di tutti gli altri.

E qui comincia il casino. Qualcuno li ha pronti, qualcuno li deve ancora cercare. Al ché mi fa cenno di far passare gli altri che sono dietro. Quando siamo pronti ci tocca andare in fondo alla fila. Quando sono già passati tutti gli altri, consegniamo passaporti e moduli. Non è chiaro se una copia deve tornare a noi per l’uscita dal Vietnam. Aspettiamo parecchio prima che ci ridiano i passaporti vistati. Dobbiamo pagare 45 dollari a persona alla soldatessa cassiera ma la seconda copia del modulo non ci viene consegnata.

Cerchiamo di far capire all’ottuso che non parla né francese né inglese la faccenda ma ci sembra di capire che di questo cacchio di modulo non ce ne sarà bisogno per uscire. Basta il visto sul passaporto. E allora buon ultimi ci avviamo verso l’uscita sperando che ci sia qualcuno ad aspettarci. Nell’atrio,troviamo un sacco di vietnamiti con cartelli indicanti nomi e hotel. Ma nessuno con scritto BENVENUTI o FANCIULLACCI. Usciamo fuori e ci viene incontro un giovanotto con un bel cartello con sopra scritto Sig.ra  BENVENUTI. Siamo salvi! Almeno per ora!

Parla italiano e si presenta. Ci accompagna al bus e carica tutte le valigie.  Saliamo a bordo e ci concediamo il primo relax guardando fuori dai finestrini. Ci avviamo verso il centro di Sai Gon che dista una mezz’ora di auto. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Quando entriamo in Sai Gon troviamo  un traffico incredibile e caotico di centinaia e centinaia di scooter! Sembra di viaggiare in un mare di motorini. Una cosa impressionante. Tutti i guidatori portano un caschetto che copre a malapena il cranio. Su questi scooter ci viaggiano anche in tre persone alla volta. Su qualcuno anche in quattro.  Alcuni portano dei carichi incredibili con degli ingombri da far paura.

Altra cosa che impressiona sono le matasse di fili elettrici delle linee aeree allo scoperto  che corrono lungo la strada attaccate a pali e centraline malandate. Abbiamo subito l’impressione della vita pulsante e caotica di Sai Gon Ho Ci Min. Anche senza scendere dal pullman. Sui marciapiedi si vedono persone accoccolate su panchetti bassissimi seduti davanti a tavolini dove consumano roba da mangiare o dove vendono mercanzie. Fornelli accesi  con pentole fumanti. Bambini che scorrazzano. Donne con il bilanciere a spalla. Fumi. Di tutto.

Finalmente il bus si ferma davanti al nostro albergo Royal Lotus. Quattro stelle. Veniamo accolti da persone sorridenti e affabili. Ci vengono consegnate le chiavi delle camere. Ci appartiamo e finalmente ci distendiamo. Ci ritroviamo alle 19.30 per andare a cena e per una visita di Sai Gon. Rino appena sceso da camera sua, dichiara di avere notizie sulle elezioni in Italia e che ha letto su una striscia del telegiornale in televisione. Mi sembra molto strano. Io avevo già guardato tutti i canali tv in camera mia, ed erano tutti o giapponesi, o cinesi, o vietnamiti. Non ci si capiva una mazza.

Tutti pendiamo dalle sue labbra. Dice:

-C’era scritto…ding dong deng dung Berlusconi dang deng bla bla bao bao bao…-

Lo mandiamo a quel paese e usciamo per la cena. Impattiamo nel famoso traffico di scooter. Sui marciapiedi bisogna stare attenti alle buche e fare lo slalom fra scooter parcheggiati, bancarelle, sfaccendati a sedere, tavolini bassi imbanditi di ogni genere di vivande  cucinate espresse in fornelli all’aperto e quant’altro. La gente ci sorride ed è molto cordiale. Per attraversare la strada non bisogna correre assolutamente. Bisogna immettersi piano, piano nel mare di scooter. Come un miracolo il mare si apre davanti a noi e si richiude alle nostre spalle. Dopo le prime esitazioni e i primi brividi, ci facciamo l’abitudine e non c’è strada che non possiamo attraversare. Anche senza strisce pedonali. Basta entrare lentamente nel traffico che a chiamarlo caotico è un eufemismo.

Troviamo il ristorante tipico NDON, che Gian Luca aveva scelto sulla sua guida e ci introduciamo all’interno. Attraversiamo una sala affollata fino ad una saletta quasi tutta per noi anche se vicino alla toilette.

Primo impatto con la cucina Vietnamita.

Le zuppe in brodo dove nuotano pezzetti di carne, erbette aromatiche e spaghetti scivolosi e imprendibili al cucchiaio, si sprecano. Ce ne sono di tutti i tipi e accompagnate da ciotoline di salse che vanno dalla salsa di pesce, al chili, alla soia,ecc. ecc. dove intingere i pezzetti di carne.  Rino è già KO. Vuole patate fritte. Paghiamo 75 dollari in otto. Comprese le birre.

Quando usciamo andiamo a fare un giro notturno e poi rientriamo per un meritato riposo. Partita di burraco da parte di Anna, Renza, Liviana, e coinvolgimento di Gian Luca e Rino. Poi a nanna. Domani ci aspetta la visita al sistema di tunnel di Cu Chi che i guerriglieri vietnamiti scavarono per sfuggire ai bombardamenti americani.

Good night Vietnaaam!

Continua…

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