Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! (Parte 2)

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

Sai Gon 27 Febbraio 2013, mercoledì.

Oggi dopo colazione, dopo aver aspettato Rino che nella più rigorosa delle tradizioni è arrivato ultimo, siamo partiti per Cu Chi, che è ad una settantina di chilometri da Sai Gon.
Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. In questo posto è stato scavato, dai guerriglieri e dagli abitanti, un sistema di tunnel lungo 250 Km per sfuggire ai bombardamenti americani.  Una cosa incredibile!

Scavando di giorno e di notte erano riusciti a creare cucine, infermerie, dormitori, magazzini, ecc. con vie di fuga e vie di aerazione completamente mimetizzate nella foresta. Una specie di enorme formicaio.  Hanno lasciato l’accesso a un piccolo tratto di tunnel lungo una quarantina di metri, per far provare come ci si muoveva in queste vie sotterranee. Tra l’altro ci dicono che lo hanno allargato rispetto a come era in origine. Gian Luca non ci si è provato nemmeno. E’ un omone di quasi due metri! Noi, accompagnati da un militare che ci faceva strada con una pila, ci siamo addentrati. Con la pila cercava di illuminare dietro. Ma gli ultimi della fila erano completamente al buio. Il militare si muoveva con le gambe piegate a ranocchio come se stesse passeggiando. Io mi sono dovuto, non solo chinare, ma anche mettermi in ginocchio per poter avanzare. Nonostante ciò, con la schiena toccavo il cielo del cunicolo. E’ veramente incredibile come questa gente abbia potuto vivere e resistere in quelle condizioni. D’altra parte si può capire anche che gli americani con tutte le loro forze tecnologiche, con il napalm, le bombe al fosforo e tutte le altre diavolerie di cui erano a disposizione, non ce l’avrebbero mai fatta con un popolo così interrato e tenace. A meno che non avessero usato la bomba atomica. Ci sono anche diversi tipi di trappole semplici e micidiali fatte con canne di bambù, che i vietcong disseminavano sui sentieri della foresta per bloccare le pattuglie americane.

C’è un chiosco gestito da militari dove vendono proiettili da sparare con i fucili adoprati dagli americani. Io e Rino ne compriamo un caricatore per uno e andiamo a sparare in una specie di poligono di tiro. Ci sono dei bersagli a una cinquantina di metri . Non credo che ne abbiamo preso nemmeno uno. Nei dintorni dei sentieri già battuti stanno ancora lavorando dei buldozer che stanno aprendo delle nuove piste. La guida dice che ogni tanto trovano ancora delle mine.
Dopo la visita, la guida ci porta in un ristorante famoso per le zuppe (e ti pareva!). 4 dollari!

Il pomeriggio è dedicato al museo della guerra.  Sul piazzale del museo ci sono diversi aerei americani e qualche carro armato.  All’interno manifesti, documenti e foto di quello che fu la guerra in Vietnam. Poi rientriamo verso Sai Gon per visitare il mercato coperto di Ben Thanh. Sono quasi le 19.00. Appena le nostre donne fanno l’ingresso nel mercato, salta la corrente e non si vede più una mazza. Io rimango sul minibus a leggere, quando Anna mi chiama fuori. Vengo presentato e mi presentano “Giuseppe” che sarà la nostra guida per domani. E’ stato a Roma per 5 anni perché voleva diventare prete. A quanto pare poi ebbe una chiamata più terrena, e abbandonò.  E’ lì con uno scooter Yamaha. Poi chiacchierando, chiacchierando invita Anna a salire sullo scooter per tornare all’albergo. Questo per provare il brivido del traffico di Sai Gon.
Quella fedifraga non se lo fa dire due volte. Accetta immediatamente. Devo dire però che prima, Giuseppe mi chiede il permesso. Glielo accordo pienamente. Anzi ,se volesse fare un giro anche un po’ più largo…

Così noi rientriamo con il minibus, e Anna con Giuseppe sul motorino.
Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Stasera siamo andati a cena al Vietnam House.
Quando arriviamo a pagare 34 dollari con una miriade di portate e con servizio impeccabile (con musica suonata da una bella ragazza vietnamita), ci vengono rifiutati 100 dollari perché stampati nel ’95 e secondo i vietnamiti sono fuori corso.
Rino non mangia quasi nulla. Giro notturno, solita partita di burraco e a nanna!
Good night, Vietnaaam!

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Ben Tre, 28 Febbraio 2013 . Giovedì

Alle 8.00 siamo già in attesa per partire verso il molo di Hùng Vu’o’ng sul fiume Ben Tre che è uno dei maggiori affluenti del Mekong e che si trova a sud di Sai Gon.  Rino arriva ultimo. Poi si parte. Ci rituffiamo nell’incredibile traffico di scooter che affollano le strade di Sai Gon. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Facciamo sosta in un posto che potremmo paragonare ad un nostro autogrill, ma molto più bello. Ci sono dei magnifici giardini con fiori, laghetti e prati curatissimi. Oltre naturalmente a ristoranti e bar. Arrivati al molo ci imbarchiamo su di una barca per la navigazione sulle insenature del delta del Mekong. Sul fiume c’è un gran traffico di barche e barconi che portano ogni sorta di mercanzia. Sulla prua di tutte le barche, sono disegnati degli occhi. Dice che sono per scaramanzia. Ci fermiamo ad un laboratorio di lavorazione della noce di cocco dove ci viene offerta della frutta fresca e tè. Ci fanno assaggiare anche qualche prodotto compresa una grappa ricavata dal cocco. Non male. E Anna ne acquista una noce.

Ripartiamo per il pranzo che si svolgerà in un ristorante sul fiume. Quando arriviamo ci mettono subito a sedere e cominciano a mettere in tavola la classica zuppa con spaghetti di riso più le classiche ciotoline di salse dove intingere i pezzetti di carne. Rino fa la bocca a culo di gallina. Quando portano un pesce, intero, piatto e grosso,arrostito, portato su di un vassoio dove è tenuto in verticale da due supporti con quattro bastoncini, fa una faccia talmente schifata che credo gli prenda uno stranguglione. La ragazza che ce lo porta si arma di guanti trasparenti e di coltello e ce lo spella davanti a noi. Non solo. Lo seziona e ne distribuisce le porzioni a tutti lasciandone in verticale e in bella vista tutto lo scheletro intero, intero con la relativa testa. Rino mi pare che svenga. Non mangia quasi nulla, se non un po’ di riso.
Finito il lauto pranzo, ci vengono messe a disposizione delle biciclette per andare al nuovo alloggio per passare la notte.
Si fa una bella biciclettata nei sentieri della giungla e arriviamo alla “casa” del signor Hai Ho (sembra un grido sardo!).

La “casa” in effetti è una capanna in legno e bambù e ci arriviamo lasciando le bici e attraversando a piedi un ponticello in legno su di un fosso al di là del quale c’è questa capanna. Le camere sono ricavate da pareti di compensato da 10 mm.
Ogni camera ha due letti coperti da zanzariere blu, una finestrella con persiana e un ventilatore. I servizi sono all’esterno con tre docce e tre w.c. più un “pissoir” a quattro o cinque posti sul retro delle docce. Rimaniamo leggermente sconcertati, ma facciamo buon viso a cattivo gioco. Anna si accorge di non aver portato i sacchi-letto che avevamo acquistato proprio in virtù di questa occasione. D’altra parte siamo in una casa colonica vietnamita.
E nella giungla.
Che vogliamo di più? Viviamo come vivono loro!
Ci distendiamo e in effetti c’è una grande calma e silenzio. Ci viene offerto del tè. Qualcuno si mette sull’amaca, qualcun altro su di una sdraia di bambù, qualcuno si mette a leggere. Insomma ci rilassiamo e riposiamo. Naturalmente, Anna,Liviana ,Renza e Rino tirano fuori le carte e giocano a burraco. E ti pareva! Poi, prima di cena ripartiamo per una biciclettata nella foresta.  Si aggiunge anche una ragazzina che ha velleità di guida.
I sentieri, che prima erano tutti sterrati, almeno qui sono stati tutti trasformati in piste di cemento e sono scorrevolissimi. Sono abbastanza stretti e talvolta bisogna pure fermarsi per dare la precedenza a qualche scooter o a qualche triciclo a motore.

Su questi tricicli i vietnamiti possono portare dei carichi indescrivibili sia per quanto riguarda gli ingombri, sia per i pesi.
Viaggiando su questi sentieri nella foresta, ci accorgiamo che spesso e volentieri ci sono tombe ad ogni piè sospinto.
Alla domanda del perché ci sono tutte queste tombe disseminate un po’ dovunque, ci viene risposto che il defunto in genere viene sepolto o nel posto stesso dove è morto, o dove ha vissuto, o dove ha lavorato o dove i parenti ritengono più opportuno dopo aver consultato il mago del villaggio.

In effetti abbiamo potuto notare che anche ai bordi delle strade rotabili e nel mezzo alle risaie ce ne sono parecchie di queste tombe.  I cimiteri costano, e in genere sono riservati ai morti in guerra. Attraversiamo ponticelli a schiena d’asino attraversando una miriade di fossi e canali attorniati da piante di banani e palme fino a raggiungere l’abitazione incredibile di un tizio che ha una collezione di porcellane antichissime. La casa stessa è vecchissima come ci dimostra con le foto e i disegni dei suoi antenati che hanno abitato quella casa. Ci dimostra anche come si fa salire sulle palme da cocco con un anello di semplice corda infilata ai piedi. Provo ad infilarmela anch’io ma me lo metto in maniera sbagliata. Allora vengono Rino e Gian Luca a dirmi come metterlo. Nasce una diatriba fra loro due fino a che Rino non da dello zuccone a Gian Luca dicendo che è duro e che non capisce niente. Altrettanto dalla parte avversa. Mi defilo e me ne vado.

Rientriamo e ci prepariamo per la cena. C’è pure una “lezione” di cucina. Rino va a dare un’occhiata alla cucina e ritorna schifato. Come sempre.  Le donne invece si arrabattano a confezionare involtini e tagliuzzare verdure fino all’ora di cena. Ci viene apparecchiata la tavola sotto al portico a confine con il canale. Ci vengono ammannite un sacco di portate. Tutto sommato non è poi così male.  Rino mangia pochissimo. Un po’ di pollo, qualche crocchetta e un po’ di riso.
Da ultimo il padrone di casa ci offre una grappa di riso abbastanza buona. Ha un discreto successo e i bicchierini vengono riempiti diverse volte. Ad un certo punto il padrone di casa, seduto accanto a me, si alza non visto e ritorna con la bottiglia della grappa. Mi fa vedere che dentro ci sono delle banane abbrustolite che danno l’aroma particolare a questa grappa.Domando a Rino, che ancora non ha visto la bottiglia, se gli è piaciuta la grappa.
-Certo!-, mi risponde,- è buona davvero!-
Allora gli dico che era grappa al serpente.
-Non ci credo! Lo fai apposta!-Allora gli faccio vedere il boccione di plastica in cui c’è il groviglio di banane scure.Se non mi affretto a dirgli che sono banane, mi sviene o vomita.

La sera si passa in completo relax. Vengono tirate fuori le carte e, indovinate a cosa si gioca?
-A burraco!,- direte voi.Bravi! Indovinato!
Poi a nanna sotto la zanzariera e senza sacco-letto.
Good night Vietnaaam!!!

Can Tho, 1 Marzo 2013. Venerdì

Stanotte alle quattro mi sono svegliato perché mi pare di sentire dei colpi lontanissimi, cupi e continui.
Sembrano fuochi di artificio. O cannonate? Domando ad Anna se li sente anche lei. Anche a lei pare di sentirli ma si rimette a dormire. Forse è una suggestione.  Comunque io li sento fino alle sei. Fino a che i canti dei galli sovrastano tutto.
Alle sette c’è già un sole splendente. Facciamo colazione e riprendiamo le bici per un’escursione al mercato locale.
Dopo raggiungiamo il tempio di Phu Nhuan che risulta completamente disabitato dai monaci. La ragazzina viene con noi e si fa fotografare insieme a noi.  Che guida sia, lo abbiamo ancora da capire. Continuiamo il nostro giro in bici fino ad arrivare ad un imbarcadero per un’ escursione in canoa. Su ogni canoa saliamo in tre più due rematrici locali. Ci porteranno al battello per risalire il canale Cai Coi.

Arrivati salutiamo la ragazzina e ripartiamo con la barca a motore. Appena siamo sopra, Rino si mette a sedere al posto di guida della barca.  Gli dico di schiacciare il pedale del gas. Cosa che fa immediatamente.  Al ché il ragazzo-pilota comincia a dargli istruzioni per dirigere la barca.  Fra i gridi di dissenso e di paura di tutti i passeggeri, Rino cerca di dirigere la barca al centro del fiume con il risultato di puntare la barca ora a destra e ora a sinistra verso le rive del canale. Continua per un bel po’ a zigzagare per il canale del Mekong fino a che, fra gli urli di dissenso generale, la guida viene ripresa dal ragazzo pilota.
Infatti si deve passare per un passaggio obbligato e chissà che sarebbe successo se Rino fosse rimasto al comando. Forse avremmo fatto la fine della Costa Concordia. Ci sono respiri di sollievo di tutta la comitiva e finalmente la barca si raddrizza.
Sopravvissuti alla navigazione, quando arriviamo all’imbarcadero c’è già il minibus ad aspettarci.
Ci rimettiamo in viaggio.

Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Pranziamo in un ristorante lungo la strada. Zuppe con contorno di zuppettine. Dopo pranzo, Liviana, nostro ufficiale pagatore, tira fuori i dollari necessari e li mette nella busta che la cameriera aveva portato con il conto. Dopo poco la solita cameriera ritorna con i 50 dollari dicendo che non li può accettare perché sono stampati nel ’95. E’ nuova!

Comunque dopo varie discussioni li cambiamo con dollari più freschi con la riserva di parlarne con l’agenzia che non ci ha informato di questa cosa. Continuiamo il nostro viaggio fino ad arrivare a Can Tho. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Vistiamo una casa molto bella e molto antica dove tra l’altro è stato girato anche il film “L’amante”. Una storia vera.
Conosciamo anche l’anziana proprietaria. Rimessi in cammino per visitare una pagoda (un’altra!!!) con relativo bonzo arancione. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. E poi all’albergo Kim Toh. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. A me e ad Anna ci tocca una camera enorme con due letti matrimoniali e un letto da una piazza e mezzo. Rino con Renza e Rosanna con Liviana prendono le chiavi magnetiche e si dirigono alle proprie camere. Rino prova ad aprire la sua camera, ma non c’è verso, non si apre. Alla porta accanto, Rosanna armeggia anche lei con la tessera magnetica. Ma anche la sua porta non ne vuole sapere di aprirsi. Decidono di ritornare alla reception per risolvere il problema. Sicuramente le chiavi magnetiche si devono essere smagnetizzate.

Alla reception l’addetto prende le chiavi, armeggia con il computer e dopo un po’ le riconsegna con un “Sorry!!!” splendente.
I due riprendono l’ascensore e Rosanna commenta:
– Hai visto, ha detto “Sorry” vuol dire che erano smagnetizzate. Non è che siamo proprio, proprio di campagna!-
– Eh già!- risponde Rino.
Arrivati davanti alle rispettive porte riprovano ad aprire. Niente. Le porte non ne vogliono sapere. Si guardano.
-Ma a te si apre?-
-Macché, ho provato in tutte le maniere!-
Girano le carte, le strofinano, le puliscono. Niente!

Dopo una serie di tentativi e dopo un bel po’, osservando le carte, si accorgono che ognuno provava ad aprire la porta con le chiavi dell’altra.  Avevano invertito i numeri di camera! 505 con 506. Il morbo di Rino si sta diffondendo. Speriamo che non venga una pandemia!  La sera facciamo un giro sulle rive del Mekong illuminate e ci dirigiamo ad un ristorante che Gian Luca ha trovato sulla sua guida. Il ristorante è molto bello ma come sempre scoppia un casino bestiale per ordinare 5 porzioni di calamari fritti con patate fritte (il sogno di Rino), 2 bistecche con salsa di scalogni e salsa pomato, e una porzione di petto d’oca all’arancia. Comunque ci riusciamo. Usciamo per prendere un caffè fuori. Altro casino. Rino lo vuole corretto al rum. Qualcuno lo vuole espresso. Qualcun altro lo vuole vietnamita… Non è che sia tanto facile mettere d’accordo 8 persone, quando c’è qualcuno che cambia opinione due o tre volte mentre si ordina. Comincio a capire come mai nel nostro parlamento italiano sia così difficile mettersi d’accordo!
A nanna!!
Goodnight Vietnam!!

Continua…

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