Diario di Viaggio: Good Night Vietnam ! (Parte 3)

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

Hoi Han, 2 Marzo 2013. Sabato

Stamani ci siamo svegliati alle 6.30. Partenza per un imbarcadero per prendere un battello.
Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Siamo andati a visitare in battello il mercato galleggiante di Cai Rang.
In effetti la vista è quantomeno impressionante. Qualsiasi tipo di merce, dai fiori alla frutta, dagli ortaggi alle carni, ai pesci e chi più ne ha più ne metta, viene venduto su centinaia di barche a remi e a motore, più o meno in arnese, che si sfregano, si urtano, si allacciano con scambi di merce e di denaro dall’una all’altra barca.  Giuseppe compra degli ananas e ce li offre già sbucciati e tagliati.

A questo proposito abbiamo notato che qui in Vietnam, la sbucciatura di questi frutti , viene fatta in una maniera molto particolare. Con un coltello viene incisa la buccia a spirale, seguendo le linee delle protuberanze della buccia stessa con il risultato di avere il frutto sbucciato con la superficie completamente solcata a spirale. Quando poi il frutto viene diviso in quattro o più parti, l’effetto dello spicchio è veramente piacevole e coreografico. Io salgo sulla barca che vende ananas e trovo un bambino sorridente che mi stropiccia il suo spicchio di ananas sulla barba impiastricciandomi tutto.
Dopo aver girovagato con il nostro battello fra tutte queste barche, rivolgiamo la prua per visitare un frutteto. Mangiamo anche della buona frutta. Ci sono delle piante straordinarie. L’Albero del Pane attira parecchio l’attenzione per i suoi frutti che sembrano degli enormi testicoli verdi. Io e Rino ci facciamo fotografare.
Due coglioni fra i coglioni!
Poi rimontiamo sul battello e sul bus per rientrare a Sai Gon . Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.
A Sai Gon abbiamo un appuntamento presso l’Asiatica Travel, la compagnia a cui ci siamo appoggiati, per pagare il saldo del nostro viaggio e per ritirare i biglietti aerei cumulativi per Da Nang prima e per Hanoi dopo.  Scendono Anna e l’ufficiale pagatore Liviana, che ritornano di lì a poco con ricevuta e biglietti aerei. Possiamo andare.

Ci rimettiamo in viaggio per l’aeroporto perché dobbiamo partire alle 17.40 per Da Nang.  Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Arrivati all’aeroporto ci mettiamo in fila per il check-in. Presento il biglietto collettivo e a tutti, uno ad uno presentando i passaporti con i visti, ci viene data la carta d’imbarco.  Ci avviamo verso il gate contenti di andare verso un altro punto del Vietnam. Rino mi avverte che gli scappa ed ha bisogno del bagno.
-Va bene, gli dico, ti aspetto al gate-

Mentre sono ad aspettare mi raggiunge Liviana che mi racconta che una donna l’ha rincorsa per dargli il passaporto e la carta d’imbarco di Rino. Quel disgraziato lo aveva lasciato sul bancone del check-in! Me lo faccio dare e dico a Liviana di non farne parola. Andiamo tutti verso la toilette aspettando che esca Rino. Quando esce e siamo tutti, chiedo di fare un controllo se i documenti li abbiamo tutti.  Tutti si frugano e controllano. Rino chiede a Renza di tirare fuori il suo passaporto e la carta d’imbarco. Renza risponde che ha solo il proprio, ma non quello di Rino. Panico di Rino. Panico di Renza. Occhi smarriti.
Quando vedo che sta per cacarsi addosso e sta per tornare al check-in, lo fermo e glielo metto in mano.
-Strullo! , gli dico, guarda di stare più attento se no qualche volta ti ritrovi in brache di tela!-
Per tutta risposta:
– Tanto io sono fortunato, mi riportano sempre tutto!-
Devo ammettere che è vero. Ho assistito ad un sacco di episodi simili di occhiali persi e ritrovati dopo tre giorni, oppure sotto le auto, ecc.ecc. E’ fatto così, e così bisogna tenerselo.
Finalmente partiamo per Da Nang. Quando arriviamo ed usciamo dall’aeroporto troviamo una signora con in mano il solito cartello Sig.ra ANNA BENVENUTI. Si presenta come signora Huong (ma chiamatemi Profumo) che ha uno stranissimo accento. Ha imparato l’italiano via internet e, quando parla, allunga l’ultima vocale, la accenta, e da un che di interrogativo. Tipo:
– Chiamatemìì Profumòò?? Iòò saròò? Làà vostràà? Guidàà?- E così via discorrendo.
Ci trasferiamo a Hoi An che dista una quarantina di minuti dall’aeroporto. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Ci sistemiamo in albergo (Vinh Hung 3 Superiore) a 2 stelle. La sera andiamo a cena in un bel ristorante che ha prenotato Profumòò? Ci fanno accomodare al primo piano e siamo serviti da una ragazza simpatica. Rino finalmente riesce ad avere le sue patate fritte.  La ragazza mi viene d’intorno, mi tocchicchia la pancia e mi dice:
-Tu Budda! Tu panza! Tu baby inside!-
A questo punto le dico quello che avevo visto scritto su di una maglietta di uno con la pancia ben più prominente della mia:
-Nina, questa non è pancia! Questa è fava arrotolata!-
Tutti ridono, ma lei non capisce. E allora in inglese:
-My baby it’s not here, but under. It’s between my legs!-
(il mio bambino non è qui, ma sotto. L’ho fra gambe!)
Allora capisce, e ride sguaiata! La trogola!! Torniamo in albergo. Solita partita di burraco e a nanna.

Goood niiight Vietnaaam!

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Hoi An, 3 Marzo 2013. Domenica

Piove, governo ladro! Stamani dopo colazione, visita alle rovine della Terra Santa di My Son, a una trentina di chilometri da Hoi An. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Meno male che quando arriviamo è smesso di piovere. Ci sono rovine di templi e santuari di quella che fu la capitale dei Cham che venivano dalla Malesia e dalla Polinesia. Sono costruzioni in cotto che vanno dal V al XIII secolo. Assistiamo anche ad uno spettacolo di balletto in costume che vorrebbe essere malese. Sono in cinque. Tre ragazze e due ragazzi. Ci rimettiamo in cammino per ritornare verso Hoi An. Ci fermiamo ad un emporio dove vendono di tutto. Rino compra un pigiama di seta. Gli piacciono tanto i pigiama di seta! Credo che ne faccia collezione.
Il pomeriggio lo passiamo a visitare la città di Hoi An.  Ponte giapponese, tempio cinese, una casa antica detta di Phuong, il mercato, il porto e un’altra pagoda del 1454. Di queste pagode comincio ad averne piene le scatole. Sono belle e interessanti, ma dopo un po’ cominciano a rompere. L’unica attrattiva, a parte l’architettura, sono le campane , i gong e i tamburi che io e Rino non manchiamo mai di farne sentire i rintocchi.  Con grave disappunto delle guide.
Davanti alle statue del Budda (pagode) vengono raccolte ogni genere di mercanzia in forma di offerta. Monti di banane, soldi, lattine di Coca Cola e di Sprite, bottiglie di vodka e di vino, frutti di tutti i tipi, bottiglie di acqua minerale, scatole di biscotti, riso, fiori e quant’altro, sono ammassati davanti a queste statue. Lo stesso avviene nei templi dove, a differenza delle pagode, non sono esposte statue del Budda, ma statue di dignitari, di generali o di re. Rino è sempre tentato di prendere qualche scatola di biscotti o qualche soldo. Mentre rientriamo in albergo Gian Luca propone un ristorante per stasera a cena. “La Cava”. Profumòòò ci promette di informarci sulla bontà della scelta, e ci lascia. All’ora di cena piove, governo ladro!
Mentre le donne sono intente ad una partita di burraco ed io mi sto intrattenendo con le ragazze della reception per passare il tempo, arriva una telefonata per me.
-Sono Profumòòò? –
Mi dice che si è informata da una sua amica e che il ristorante “La Cava” è buonissimo. Basta prendere un taxi e farsi portare all’indirizzo che lascia a una delle ragazze. Così decidiamo di chiamare due taxi.  Con il primo partiamo io, Anna, Rino e Renza.  Con il secondo dovrebbero partire Gianna, Gian Luca, Rosanna e Liviana ufficiale pagatore.
Arriviamo prima noi, paghiamo due dollari e ci mettiamo ad aspettare gli altri nell’ingresso del ristorante. Dopo un po’ arrivano Gianna e Rosanna ma senza Gian Luca e senza Liviana. Ne chiediamo il motivo. Liviana, l’ufficiale pagatore, quando è arrivata a pagare il taxi si è accorta di aver lasciato il borsello, con tutta la cassa comune, sul tavolo del burraco in albergo.
Panico serpeggiante sulle schiene di tutti noi. Finalmente arrivano raggianti. Tutto a posto. Borsello ritrovato. Il morbo di Rino si diffonde sempre più. Oramai impazza. A cena solito casino per le ordinazioni. Un vero macello per il caffè vietnamita corretto al rum.  Rientro in albergo e nuova partita delle drogate di burraco.
Io mi metto ad una postazione di internet accanto ad altre due in cui ci sono una ragazza e un ragazzo. Spagnoli. I monitor e le tastiere sono sopra ad un lungo tavolo addossato alla parete. Sotto al tavolo ci sono i computer con tutti i fili e collegamenti.
Mentre siamo tutti intenti a chattare (ma che brutta parola!) e a informarsi di quello che succede nel mondo, a me viene la voglia di allungare le gambe. Nel far questo, e involontariamente, affibbio un pedatone al mio computer. C’è una botta, un lampo, e tutti i monitor si spengono. Gli spagnoli mi guardano come se avessi fatto un attentato. La ragazza si china sotto fra i fili, tocca tutte le spine, accende e spenge tutti i computer. Niente. Tutto bloccato. Viene chiamato il tecnico. Un ragazzo tutto assonnato che spunta da una porticina. Armeggia, armeggia fra le spine e gli spinotti anche lui e poi, con fare sconsolato, allarga le braccia e ci fa intendere che per stasera niente internet.
Me ne vado insieme agli spagnoli:
-Me disculpo! Yo no he hecho a propòsito!-
Mi guardano torvi, masticando un “Buenas noches”.
Prendo l’ascensore e me ne vado a letto lasciando tutti al tavolo di burraco.
Good night Vietnam!!!

Hue, 4 Marzo 2013. Lunedì

Ore 8. Piove a dirotto, governo ladro! Dopo la prima colazione ci trasferiamo a Da Nang verso Hue. Passiamo il “colle di nuvole” che è un passo su queste montagnacce ma di cui non possiamo vedere una mazza proprio a causa delle nuvole.
In compenso, durante il tragitto, Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Appena arrivati a Hue ci sistemiamo in albergo e poi andiamo a mangiare in un posto guidati da Profumòòò? che dice è un posto specializzato per le zuppe (vai!). L’ambiente non è dei più raffinati. E’ una specie di refettorio coperto aperto però su tre lati.  E’affollatissimo.
Mi portano una ciotolona di brodo in cui navigano due polpettine. Una giallognola e una bianchiccia. In compagnia di queste, c’è una matassa di spaghetti di riso affogata nel brodo che è ricoperto di erbe aromatiche il cui odore dà già il voltastomaco.
Per ammazzare il tutto, mi vengono portate due ciotoline in cui intingere le polpette o gli spaghetti. Una è a base di pesce e aceto di riso e l’altra a base di lava rovente della quale me ne casca una goccia sul tavolo di formica. Mi aspetto che ci faccia un buco sfriggolando come se fosse bicarbonato col limone. Per quanto riguarda gli altri, non è che si discostino tanto da quanto io ho davanti. Entrando, io sono il primo della nostra fila. Accanto a me sulla destra, ho Rino che mi guarda melenso e preoccupato. Mentre sto ingurgitando quella brodaglia (quello che non ammazza ingrassa), si siedono, sulla mia sinistra, due vietnamiti.

A quanto pare ordinano anche loro delle zuppe. Infatti gli vengono portate anche a loro due belle ciotolone.
Quello che ho accanto a me succhia voluttuosamente la sua zuppa, tirando su gli spaghetti aiutandosi con le bacchette. La sua zuppa deve essere a base di pezzetti di pollo, perché ogni tanto smette di succhiare, mastica un po’ e poi sputa qualcosa in un tovagliolino di carta. Molto probabilmente ossi di pollo. Poi scaraventa il tutto per terra, sotto al tavolo vicino ai suoi e ai miei piedi. Dopo una ventina di rumorose succhiate, in terra ha fatto il monte. Dico a Rino di non guardare perché se no s’impressiona. Ma lui guarda lo stesso e smette di mangiare. Renza, che è davanti a me, saputa la cosa, prende il contenitore dei tovagliolini e lo allontana dall’altra parte. Risultato, il vietnamita sputa per terra tutti gli ossi che trova. Non solo, strada facendo, azzanna dei peperoncini di lava e dopo averli masticati, li sputa ammezzati per terra. Renza gli attizza ai piedi tutti questi residui, ma lui non se ne fa ne in qua ne in là. Io finisco tutta la mia ciotolona di zuppa.  Gli altri riescono a trangugiarne un quarto.  Rino a malapena un cucchiaio di brodo. Quando ci alziamo possiamo constatare che il pavimento sotto ai tavoli è tutto cosparso di questi involtini. Ce ne andiamo pagando una ciuccata e andiamo a visitare la città di Hue.
Visitiamo la cittadella proibita, il ponte giapponese e una casa antica. Lasciamo le donne a giro per negozi mentre noi ce ne andiamo per conto nostro. La sera rientriamo in albergo e poi a cena.
Incredibile, ma Rino questa volta riesce ad avere le sospirate patate fritte.  Ne fa una panciata. Al rientro le donne si mettono a giocare. A cosa? Che domande! Ma a burraco naturalmente!!
Goodnight Vietnam!!!

Hue, 5 Marzo 2013. Martedì

Ore 8.00
Oggi abbiamo in programma un’escursione su di un sampan tradizionale che ci porterà lungo il “Fiume dei Profumi” verso la pagoda Thien Mu o della Signora Celeste del 1601 (ancora!). Rino arriva per ultimo (è nova!). Viaggiamo in bus fino al molo dove ci aspetta il nostro sampan. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Quando arriviamo al molo, di sampan ormeggiati ce ne sono una ventina. Il nostro sampan appartiene ad una simpatica famiglia che abita lì dentro. Il capofamiglia è anche il pilota. Poi ci sono la moglie, una bambina ed un bambino più piccolo. Ci imbarchiamo aiutati dalla bambina che ci prende per mano uno ad uno e appena partiamo, la moglie sciorina davanti a noi un pacco pieno di varia e povera mercanzia mentre il bimbo più piccolo gioca con un pallone. Ci viene in collo e fa amicizia con tutti.
Navighiamo fino ad arrivare al molo della pagoda che è anche il simbolo di Hue. Il posto è molto bello con dei bei giardini pieni di fiori. Il simbolo più caratteristico è una stupa (tomba) a sette piani. In una stanza vetrata è esposta anche l’auto dove un monaco buddista di questo monastero, si dette fuoco in una piazza di Sai Gon per sensibilizzare il mondo contro le discriminazioni religiose in Vietnam. Dopo la visita ripartiamo con il nostro sampan, verso il villaggio di Thuy Bieu che si trova nella giungla e sul fiume dei profumi.

Salutiamo la famigliola, a cui Anna ha comprato una camicetta bianca , e scendiamo.  Ci portano ad un ristorante sul fiume dove ci insegneranno a cucinare alla vietnamita. Siccome è un po’ presto, ci mettono a disposizione nove biciclette e facciamo un giro per il villaggio. Soliti sorrisi e saluti dei bambini e degli adulti che incontriamo e possiamo vedere anche un segnale che testimonia l’alluvione del 1999. L’acqua in quell’anno, raggiunse l’altezza di 7,56m , provocando la distruzione del villaggio e centinaia di morti.

Quando rientriamo al ristorante, all’aperto sotto una tettoia di canne di bambù, siamo accolti dalle ragazze che ci dovranno insegnare a cucinare. Ci fanno indossare dei grembiuloni verdi e guanti di plastica trasparente. Sul tavolo ci sono verdure già spezzettate e gamberi. Su dei piatti ci sono anche dei fogli di carta di riso sottilissimi.  Dopo aver visto come fanno loro, il compito consiste nel rinvolgere un granchio sgusciato insieme alle verdure, confezionandolo in maniera particolare.
Rino soffre atrocemente nel vedere questa manipolazione. Ne vuole fare uno tutto suo particolare, senza gambero e, più che altro, che non venga toccato da nessun altro se non da lui stesso medesimo. E ci fa una specie di segnale per riconoscerlo quando sarà cotto.

Io faccio un involtino come viene, viene.  Poi ci vengono insegnate a fare delle crèpes ripiene della solita roba.
Io non mi ci provo nemmeno come pure Liviana. Gian Luca ci riesce perfettamente. Rino ne confeziona una senza gambero con il solito sistema di prima.  Per il resto lasciamo fare alle ragazze del posto.
Mentre aspettiamo che venga cucinato il tutto, ci offrono un massaggio con lavaggio dei piedi. In un mastello di acqua calda, dove sono a macerare delle piante particolari , ci fanno immergere i piedi fino ai polpacci. Mentre teniamo i piedi a bagnomaria ci viene fatto un massaggio al collo e alle spalle. Dopo ci asciugano i piedi e ci massaggiano anche quelli.
Questo trattamento viene fatto a quattro per volta da due ragazzi che sembrano avere dei problemi agli occhi.  Belli rilassati e massaggiati andiamo a tavola.  Naturalmente a Rino, pur ricercando il suo involtino e la sua crèpe senza gamberi, gli tocca quello con i gamberi. Beviamo anche una bottiglia di vino che non è poi male. Ripartiamo rigenerati per visitare il mausoleo dell’imperatore Tu Duc e la pagoda di Tu Hieu (dagliela!) vediamo anche un gruppo di monaci e monache al lavoro di sterro per costruire chissà che cosa. Sono tutti giovani. Chissà che non nasca qualche altro monachino.  Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.

Dopo la visita di ambedue, ci dirigiamo in bus verso l’albergo a Hue. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Ci riposiamo prima di andare a cena. Cena principesca per me e per Rino. Bistecca e patate fritte!!! Passeggiata per Hue e acquisto di pantaloni. Racconto qualche aneddoto o barzelletta e Liviana non resiste più a forza di ridere.  Le scappa la pipì forte. Non sappiamo come fare e allora mi offro di accompagnarla in qualche bar. Se si trova.  Riusciamo a trovare un pub pieno di giovani. Liviana si apparta correndo mentre io rimango ad aspettare. I ragazzi e ragazze mi vengono intorno offrendomi gentilmente di mettermi a sedere con loro. Vogliono sapere da dove vengo, da quanto tempo sono in Vietnam, se mi piace, ecc. ecc. fino a che non ritorna Liviana completamente scarica. Ringrazio i ragazzi che mi salutano cordialmente e ci riavviamo verso gli altri. Poi rientriamo. Domani si vola.
Good night Vietnaaam!!!

Continua…

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