Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! (Parte 4)

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

Hanoi, 6 Marzo 2013. Mercoledì

Stamani, dopo colazione ci siamo trasferiti all’aeroporto di Da Nang per andare ad Hanoi.  Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Quando arriviamo all’aeroporto ci viene comunicato che l’aereo che dovevamo prendere noi, è stato requisito. Pare da autorità statali. Pare. Il fatto è che dobbiamo aspettare due ore in più per partire. Mentre aspettiamo vediamo arrivare la nazionale di calcio vietnamita al completo. Sarà quello il motivo della requisizione del nostro aereo? Nessuno ci dice il motivo. In compenso ci viene offerto un “pranzo”nel ristorante dell’aeroporto. Pranzo lo metto fra virgolette perché più che pranzo è uno snack. Passiamo il check-in. Mi affretto a chiedere a Rino se ha ripreso passaporto e carta d’imbarco. Questa volta me li mostra raggiante. Meno male! Ci imbarchiamo e via! Verso Hanoi. Arrivati e riprese le valigie, troviamo fuori dell’aeroporto un giovane con in mano il solito cartello Sig. ra BENVENUTI.

Si presenta dicendo  di chiamarsi Dinh Tien Thanh (per Rino Din Don Dan) ma che è meglio chiamarlo Salvatore. Ci porta al minibus e carichiamo le valigie. Partiamo per l’hotel Celia. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Quando arriviamo e ci siamo sistemati decidiamo di uscire a fare un giro prima di cena. Solito casino di traffico di motorini e di gente che bivacca sui marciapiedi. Ci dirigiamo sul lungo lago che si trova al centro della città e che è veramente bello fino a raggiungere l’ora di cena. Abbiamo deciso di andare in un ristorante fra i  più famosi di Hanoi. Quando ci presentiamo, siamo accolti da due belle ragazze in costume che ci dicono di aspettare e di pazientare. Ci mettiamo a sedere sulle panche messe all’uopo e vediamo che ci sono diverse persone prima di noi che aspettano il loro turno. Naturalmente arriva anche altra gente dopo di noi che pure loro si mettono ad aspettare. Il locale è in un grande cortile all’aperto con intorno le cucine a vista. Inoltre c’è un piano superiore giro, giro al cortile e al coperto da una tettoia. Il tutto è completamente pieno di gente.Finalmente è il nostro turno.

Ci fanno accomodare ad un lungo tavolone  e accanto a me, sulla sinistra, c’è un tizio con davanti una tizia. Occidentali. Dopo il solito casino per le ordinazioni, io e Rino riusciamo a conquistarci calamari e gamberoni fritti con tante patate fritte. Inutile raccontare l’estasi di Rino! Poco dopo i due accanto a me, se ne vanno e sono immediatamente soppiantati da altri due ragazzi. Attacco discorso e mi dicono che uno è australiano di Sidney e l’altro è olandese di Amsterdam. Il mondo si sta facendo veramente piccolo. Dopo cena facciamo il solito giro per far tardi e rientriamo. Me ne vado a letto e lascio Anna a giocare a burraco. E ti pareva!

Good Night Vietnaaam!!!

Hanoi,7 Marzo 2013. Giovedì

Oggi la giornata sarà tutta dedicata ad Hanoi capitale del Vietnam. Ci dirigiamo subito verso il mausoleo di Ho Chi Minh. Gian Luca ce l’ha con Bersani. Il mausoleo si presenta come una grande scalinata grigia a base quadrata sormontata da una specie di tempio greco, stilizzato, con colonne a base quadrata. Un perfetto monumento di regime. Dentro al mausoleo si trova la salma imbalsamata di Ho Chi Minh. Lui aveva lasciato detto che quando fosse morto il suo corpo doveva essere cremato. Le sue ceneri dovevano essere sparse una parte al sud del Vietnam, una parte al centro Vietnam e una parte al nord Vietnam. Naturalmente le sue volontà non furono rispettate dal regime che ne seguì. Anzi ne fu fatto quasi un santo, e fu deciso di imbalsamarlo. Quando arriviamo ci dobbiamo mettere in coda ad una fila impressionante di persone. La fila mi ricorda di quando, tanto tempo fa, mi misi in fila per entrare nel mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa a Mosca. Anche allora una fila interminabile che si muoveva lentamente sfilando e girando intorno alla bacheca di cristallo in cui giaceva Lenin. Ritornatoci qualche anno fa, non ho più trovato né traccia di fila, né tantomeno la possibilità di entrare nel mausoleo. Chissà se lo zio Ho non farà la stessa fine. La fila è affiancata da soldati in divisa completamente bianca con alamari e finiture dorate. Ce n’è uno ogni trenta o quaranta metri e ci fanno cenno continuamente di fare silenzio portandosi il dito indice davanti alla bocca. Anche qui sfiliamo e giriamo lentamente e senza fermarsi intorno ad una bacheca di cristallo vegliata da quattro soldati, immobili come statue, agli angoli. Lo zio Ho è lì che dorme il sonno della pace. Una volta usciti ci addentriamo nel parco per visitare la palafitta dove abitava Ho Chi Minh. Infatti lui era abituato ad abitare in questo tipo di abitazione per cui gli fu costruita questa casa che a vederla è abbastanza spartana. Possiamo vedere la stanza da letto, lo studio, le auto di cui si serviva, i telefoni ecc.

Dopo andiamo a vedere il tempio dedicato a Confucio ed ai letterati e che rappresentò la prima università del Vietnam nel 1076. Troviamo anche un neo laureato che si fa fotografare insieme a noi. Andiamo a mangiare in un ristorante dove mi  viene ammannita, ma non solo a me, una zuppa con delle strane striscioline fini, fini che risulteranno essere cotenne di maiale. Nel pomeriggio visitiamo pure il museo etnico dove possiamo assistere ad un concertino a quattro elementi che suonano musica tradizionale vietnamita con strumenti ricavati da bambù. In particolare ce ne sono due veramente curiosi. Uno è una specie di organo orizzontale costituito da canne di bambù in cui una ragazza batte con le mani davanti alle canne provocando dei suoni singolarissimi. L’altro strumento che suona un ragazzo, è una specie di arpa monocorda. La corda viene allentata o tirata in maniera da modulare le note che risultano dolcissime. Un’altra ragazza suona una specie di xilofono fatto anch’esso di canne di bambù ed un’altra fa l’accompagnamento con tamburello o con due martelletti fatti con noci di cocco vuote. Sono veramente bravi. In nostro onore da ultimo suonano “O’ Sole Mio” e io compro due CD della loro musica. Con il minibus ci spostiamo verso il lago Hoan Kiem detto “Della Spada Restituita”. Nel mezzo c’è un tempio dedicato ad una tartaruga gigante ed è accessibile attraverso un ponticello rosso tutto imbandierato. All’interno c’è conservata una tartaruga imbalsamata gigantesca dentro una teca di cristallo.

Come Ho chi Minh, solo che non ci sono né soldati né fila. Solo qualche fotografo di passaggio. Si gira un po’ per i vecchi quartieri di Hanoi. Sui marciapiedi si vende e si espone di tutto. Tutte le volte che passiamo davanti a qualche venditrice di pesce, di gamberi o di carni di cui non si capisce di quale animale facciano parte, Rino fa certe smorfie degne di un mimo professionista chiudendo la bocca a culo di gallina. Sembra anche che voglia chiudere le narici. In automatico.

Quindi andiamo verso il teatro delle marionette sull’acqua. Il teatro risulta pieno, ma i nostri posti sono assicurati. Non ci sono dialoghi, ma da un palchetto un’orchestrina suona musica tradizionale che accompagna le storie rappresentate da questi pupazzi .Questi sono manovrati a pelo d’acqua, con delle lunghe canne da persone immerse nell’acqua e  che stanno dietro ad una specie di sipario verde. Nonostante le didascalie in inglese, non ci capisco un fico secco. Dopo un po’, vuoi per la stanchezza, vuoi per le nenie dell’orchestrina, vuoi per il buio, vuoi per la zuppa con le cotenne, mi si cominciano ad abbassare le palpebre ed entro in un sonno da trincea. Un occhio semichiuso, l’altro chiuso, a volte anche tutti e due. Mi sveglio quando sento gli applausi ad ogni termine di ogni storia rappresentata, ma alla prossima ci ripiombo di brutto. Quando termina la rappresentazione e vengono fuori tutti i burattinai, con tutti i loro personaggi, con delle luci rosa a forma di loto, e accolti dagli applausi scroscianti, è una vera e propria liberazione.

E riusciamo a riveder le stelle. Ce ne ritorniamo verso il Celia in bus e Gian Luca ce l’ha con Bersani. Dobbiamo lasciare le camere e portare giù le valigie nella hall. Stasera dobbiamo partire con il treno per Lao Cai e quindi per Sapa e dobbiamo portare lo stretto necessario. Possiamo lasciare le valigie più ingombranti qui in albergo e le riprenderemo al nostro ritorno. Se torniamo. Ceniamo in albergo e poi ci trasferiamo alla stazione di Hanoi dove ci aspetta un treno fatto apposta per i turisti con cabina climatizzata.  Il treno partirà alle 21.30.

Appena scesi dal minibus, (Gian Luca ce l’aveva con Bersani), mi vengono alla mente tristi visioni di deportazione. Una moltitudine di persone con le valigie in mano aspettano di entrare al binario fatale. Salvatore ci porta i biglietti e ci dice di conservarli e di presentarli al momento di accedere ai binari. Riusciamo con i nostri poveri bagagli a metterci in una fila di tristi figuri come noi. Controllati i biglietti da una kapò in uniforme, ci avviamo a passo svelto attraversando binari bui su marciapiedi quasi inesistenti, male illuminati da lampadine fioche e giallognole, incitati quasi a correre da Salvatore. I binari sono molto stretti e non come i nostri. Sono a scartamento ridotto e devono essere un retaggio lasciato dal colonialismo francese. Mi guardo d’intorno se tante volte ci fossero torrette con uomini armati. Mi aspetto anche qualche latrato di qualche cane lupo. Appena illuminato, eccolo il treno fatale!

Con tutti i deportati con le valigie in mano che gli vanno incontro! Ci avviciniamo al carro N° 4 dove ci aspetta fuori una kapò arcigna e incinta, con la pancia già prominente. Saliamo. Il nostro scompartimento, composto da quattro cuccette, è il primo del corridoio. Lo occupiamo io e Rino con le rispettive consorti. L’altro, che è subito accosto, da Gian Luca , Gianna, Liviana e Rosanna. Cerchiamo di disporci al meglio possibile. Comincia il tramestio fra valigie, pigiami, sacchi-letto, scarpe e ciabatte. Rino scopre che sul cuscino c’è la scritta” ET-Pumpkin”. Lascio immaginare i commenti. Dall’alto si sprigiona una doccia di aria gelata che non c’è versi di poter attutire. Si manovra tutti i dispositivi possibili e immaginabili, tranne la maniglia dell’allarme.  Niente.

La doccia d’aria ghiaccia marmata continua a scendere. Come se non bastasse viene spruzzato, non so da chi, ma ho dei sospetti quasi certi, uno spray antizanzara che ammorba l’aria e la rende quasi irrespirabile. Anna dormirà nella cuccetta inferiore e io in quella superiore. Rino, dalla parte opposta, in quella inferiore e Renza su quella superiore. Decido di uscire nel corridoio fino a che tutti non saranno pronti. Penso anche che andrò a letto vestito di tutto punto . Tranne le scarpe. Il treno parte alle 21. 30 esatte. Speriamo che i carri non siano piombati. Uscendo dalla stazione e lasciando Hanoi il treno passa così vicino alle case e alle abitazioni che se uno allungasse un braccio dal finestrino potrebbe letteralmente toccare i muri. Passiamo così vicino che, dalle porte aperte o dalle finestre, vediamo la gente a tavola o affaccendata nelle loro cose. Il treno pare che passi addirittura nel piccolo cortile di casa dove ci sono biciclette o mercanzie accatastate. Tutti si sono accomodati. Salgo con un piede sulla cuccetta di Anna e con l’altro su di un predellino retrattile e mi accomodo in cuccetta.

Good night, Vietnaaammm!!!

Sapa, 8 Marzo 2013. Venerdì

Stamani siamo arrivati alla stazione di Lao Cai alle 5.15. E’ stata una nottata che a dire movimentata, è dire poco. Appena il treno è uscito da Hanoi, alla spaventosa velocità di più o meno 40-50 km/h, mi sono accomodato in cuccetta al piano superiore e completamente vestito. Ho cercato di dormire. Non ci sono riuscito. Sono rimasto sdraiato e fermo ad occhi aperti ma non per molto. Il carro sobbalzava, scuoteva e dondolava in maniera impressionante. Mi aspettavo che da un momento all’altro il treno deragliasse. Sono sceso con estrema difficoltà dal mio loculo e tra l’altro, mettendo involontariamente anche una mano su una coscia di Renza svegliandola. Ma non l’ho fatto apposta. Sono andato in corridoio. Stentavo addirittura a stare in piedi. Puntellandomi una volta a dritta e una volta a sinistra mi sono incamminato verso la “toilette”che era lì vicino. Dal lato opposto della “toilette”, c’era una specie di sgabuzzino dove c’era una famiglia sdraiata per terra su delle povere coperte. Babbo, mamma e un bambino di pochi mesi. Quasi di fronte c’era la branda della Kapò.

Sono entrato nella “toilette”. Il pavimento, completamente bagnato, era tutto di acciaio inox con un buco alla turca tutto merdoso. Ad una parete era attaccato uno spazzolone, tipo mocio, di una luridezza, ma di una luridezza da non potersi neppure descrivere. Il lavandino scaricava direttamente sul pavimento da un tubo altrettanto lurido. Puntellandomi, ho cercato di fare pipì cercando di  centrare il buco. Ma non sono certo di esserci riuscito, anche perché  lo spazzolone, animato dagli scossoni e dai dondolamenti, mi si avvicinava pericolosamente ad una gamba. Sono riuscito per lo meno a svuotarmi la vescica. Mi sono rimesso di nuovo nel corridoio guardando fuori dal finestrino il nero di un nulla assoluto. Nel corridoio c’è stato un discreto via-vai di controllori. Credo che ad un certo punto la Kapò si sia sentita male e che abbia addirittura vomitato.

Sono ritornato nel mio loculo. Non so se dipenda dalle rotaie che non sono in piano, o che siano sfalsate l’una rispetto all’altra, ma il treno continua ad oscillare e a beccheggiare tutta la notte. Non solo, ogni tanto si ferma a qualche stazione per dare il cambio ad un altro treno che viene incontro e prima di fermarsi, ci sono dei contraccolpi  che quasi mi fanno sbalzare dalla cuccetta. Quando entra in curva, il treno sembra che deragli  con un rumore spaventoso. E tutto questo alla velocità massima che credo non superi i 50-60 all’ora! Comunque, a Dio piacendo, siamo arrivati a Lao Cai! Alle 5,15 appunto.

Ci  incamminiamo nella fiumana di deportati verso l’uscita.  Guidati da Salvatore attraversiamo il piazzale della stazione, dove sta avvenendo la selezione degli altri disgraziati, e ci avviamo attraverso delle strade poco illuminate fino ad arrestarci davanti  ad un minibus che ci porterà a Sapa. Carichiamo il nostro bagaglio leggero passandolo da un finestrino, ci accomodiamo e partiamo. Ben presto cominciamo a salire su secchi tornanti.  Man mano che saliamo possiamo ammirare le risaie a terrazza che fanno veramente un bell’effetto. Ogni tanto incontriamo qualche cascata d’acqua che viene giù dalla montagna. L’acqua viene imbrigliata e incanalata a caduta verso le risaie. E’ incredibile pensare a quanto lavoro manuale è stato dedicato a queste coltivazioni.

Gian Luca ce l’ha con Bersani.

Continuiamo a salire fino a Sapa che si trova a 1600-1700 metri . L’aria si fa decisamente più fresca. Questa cittadina, durante il periodo coloniale, pare che sia stata la località di villeggiatura dei francesi che risiedevano in Vietnam. Arriviamo al nostro hotel verso le 8, accolti da una bella ragazza vietnamita che ci invita a lasciare le valigie e a mettersi a sedere ad un tavolo per la colazione. Tra l’altro, in bella mostra, troviamo davanti alla reception una Vespa bianca completamente restaurata e come nuova. Quando le dico grazie, mi abbraccia e tende ad imitare il “Grrrazie!” perché non riesce molto bene a pronunciare la “R”. Mi fa un sacco di moine e io mi innamoro come un bischero. E’ difficile rimanere insensibili alla gentilezza e all’amabilità di queste donne. In occidente, o per lo meno in Italia, noi ne abbiamo proprio, proprio, perso gli stampi.

Dopo colazione usciamo per dare un’occhiata al mercato di Sa Pa. Appena uscito, proprio davanti all’albergo, vedo parcheggiato una moto con sidecar di colore azzurro. Non posso fare a meno di fotografarla per farla vedere a Gigi. Non ha contrassegni di marca, ma sicuramente è un URAL russo. Sentirò Gigi. Al mercato, fra i banchi, trovo anche bottiglie di liquore con dentro scorpioni, lucertoloni e serpenti che a me sembrano cobra. Quello che è peggio anche pezzi di cane arrostito. Il mercato è pieno di donne di etnia H’Mong. Donne montanare, molto piccole vestite con l’abito tradizionale. Questo vestito è a fondo nero ma normalmente è ricamato ai bordi e fra la spalla e il gomito. La gonna è abbastanza larga e arriva fino alle ginocchia. Ai piedi portano dei sandali o delle strane ciabatte. Le gambe le coprono con dei calzettoni fino al ginocchio tenuti su con dei nastri colorati. Portano anche dei copricapo cilindrici o dei turbanti anche questi neri e ricamati. Visitiamo la piazza del mercato dove in genere vendono stoffe, borse, sciarpe o tovaglie ricamate a mano nei loro colori tradizionali. Poi partiamo in minibus per visitare i villaggi di Lao Chai e Ta Van. Gian Luca ce l’ha con Bersani.

Ad un certo punto, dobbiamo scendere e proseguire a piedi su strada sterrata. Vicino al villaggio incontriamo donne che vogliono vendere qualcosa. Una in particolare si affeziona a Gian Luca. E’ piccolina e di una certa età. Non lo molla un momento e Rino dice che ormai si sono fidanzati. Ci segue ovunque andiamo. Visitiamo anche due scuole e distribuiamo caramelle che vanno a ruba. Anna riesce a mettere in riga anche questi bambini, poveretti. Prima di andare via, vedo una cassetta tipo salvadanaio che sicuramente serve per offerte per la scuola. Ci infilo 5 dollari. Mentre usciamo, passiamo da un tavolo all’aperto dove una ventina di bambini dell’età di tre o quattro anni sono seduti per mangiare. Hanno tutti una specie di gavetta d’alluminio con dentro del riso e qualche pezzetto di carne, ma poca.

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I bambini, assistititi da una maestra, tuffano le loro bacchette dentro queste gamelle e cercano di mangiare questa roba. A uno gli cade per terra un pezzetto di carne. La maestra glielo raccatta, e come se niente fosse, glielo rinfila nella gavetta. Alé, e che buon pro ti faccia! Questi bambini devono avere degli anticorpi come delle lucertole! Proseguiamo la nostra visita salutati da tutti i bambini e possiamo entrare anche in casa di due famiglie che ci accolgono tranquillamente e molto volentieri. Le abitazioni nel Medio Evo non dovevano essere tanto dissimili da queste. Nella prima che visitiamo il pavimento è in terra battuta o in pietre tonde di fiume rade e sconnesse. Le stanze, se così si possono chiamare, sono tutte comunicanti. La cucina ha un fuoco per terra dove, su di una specie di treppiede, una pentola annerita dal fumo è controllata da una vecchina  accoccolata davanti ad essa. Sembra affumicata anche la vecchia.

I letti sono stuoie di bambù con delle coperte senza materasso. Dentro si vedono razzolare polli. Un maialino nero entra ed esce e grufola  un po’ dappertutto. Libero come può essere un nostro cane. Anche un cane girella lì d’intorno, ma non so se prima o poi farà la stessa fine del maiale. Forse capisco per quale ragione i vietnamiti riescono a mangiare anche i cani e i gatti. Anche il maiale o il pollo viaggiano per la casa come il cane o il gatto. Vengono trattati nella stessa identica maniera. E allora perché un maiale o un pollo si, e un cane o un gatto no? Noi in genere uccidiamo e mangiamo animali che si cibano di erba. Loro si cibano di tutto quello che si muove, compresi serpenti, lucertole, topi di risaia, cavallette, polli, maiali, anatre ecc. ecc. purché tolgano la fame. Mah! Filosofie orientali. Visitiamo anche un’altra casa  che è praticamente nella solita condizione della prima. Ci troviamo una mammina con una bella bambina in braccio.

Domando a Salvatore come funziona il matrimonio in questo villaggio dato che sono autonomi e fanno tutto da se. Mi dice che le ragazze in genere si sposano a 15 -16 anni. Per sposarsi basta che vadano dal capo villaggio e manifestino l’idea di sposarsi. L’istanza viene accolta e possono far figli quanti ne vogliono anche se dei grandi tabelloni statali, sulla strada per entrare al villaggio, avvertono di contenere il numero dei figli a non più di due. Gian Luca dopo aver fotografato più volte e sedotto la vecchina sua fidanzata, la abbandona. Sedotta e abbandonata nel peggiore dei modi. Gian Luca, un gentiluomo non si comporta così! Abbi pazienza!

Senza neppure salutarla dopo che lei gli aveva anche fatto e cercato di regalargli una minuscola seggiolina fatta con fili d’erba intrecciata. Ce ne ritorniamo verso il minibus che ci porta a sorbire una bella zuppa. Rino e Gian Luca si fanno portare degli hamburger mastodontici con tante patate fritte. Rino va in estasi. Poi in albergo e Gian Luca ce l’ha con Bersani. Entrando in albergo ho una sgradita sorpresa. La mia vietnamita sta abbracciando e sbaciucchiando un omone barbuto occidentale che è sceso dalle scale. Mi tradisce, quella trogola! Vengo anche a scoprire che ha due bambini di cui uno, di sei o sette anni, si aggira per l’albergo vestito con pantaloni, giacca, cravatta, cappello e occhiali scuri. Sembra un piccolo mafioso. Passiamo il pomeriggio per compere. Anna compra anche un paio di scarpe da trekking in un negozio accanto all’albergo. Costano pochissimo e sono made in Vietnam come, d’altra parte, quelle che compriamo in Italia, ma ad un prezzo maggiorato di quattro volte. Quando arriva l’ora di cena, la bella vietnamita dice che ci serviranno un grande piatto che dovrebbe bastare per otto. Poi se ne va.

Risulterà un piatto da una porzione da dividere in otto. Per me il cuoco ha capito un piatto da dividere in otto, e non un piatto che doveva servire per otto. Il fatto è che la cena risulterà piuttosto magrina. Partita di burraco fra le donne e io me ne vado a letto.

Good night Vietnam!!!

Bac Ha, 9 Marzo 2013. Sabato

Per le 10 è prevista la partenza da Sa Pa per visita villaggio di Ma Tra abitato dai Mong, che è un’altra etnia di origine cinese. Prima di partire facciamo un altro giro per il mercato e poi ci imbarchiamo per arrivare al villaggio. Salutiamo la bella traditrice e ripartiamo. Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani. Anche qui bisogna abbandonare il bus e incamminarci a piedi per le strade sterrate di montagna. Ci incontriamo con bufali che camminano lemme lemme e anche con dei gruppi di bambini che ci vengono intorno timidi e timorosi ma con i quali facciamo subito amicizia. Mentre siamo sulla strada di fronte alle case del villaggio si sente arrivare una moto che suona una trombetta. Quando si avvicina si rivela un venditore di ghiaccioli. Per richiamare l’attenzione si è costruita questa strano strumento ricavato da una trombetta giocattolo di plastica a cui ha applicato ad una estremità una bottiglia di plastica. Strizzando la bottiglia viene fuori un peee!-peee!!-peee!! che fa da richiamo per gli abitanti.

Compriamo una decina di questi ghiaccioli e li regaliamo ai bambini e a qualche mamma che è accorsa pure lei. Inutile dire in quali condizioni sono anche queste abitazioni. Gli animali, tutti, sono in perfetta simbiosi con gli abitanti. Facciamo un giro piuttosto lungo fino a ritrovare il nostro bus che ci porterà a mangiare in un ristorante prima di dirigerci in altri due villaggi montanari.  Rino riesce ad avere ancora tante patate fritte. Il pomeriggio andiamo prima a Pho e poi a Na Hoi. Troviamo anche una pseudo fonderia dove costruiscono dei vomeri per aratri. C’è una specie di mantice a stantuffo azionato a mano , che soffia aria in una forgia piena di carbone incandescente. Ci vengono buttati dei rottami di ferro e da una specie di crogiolo viene spillato il metallo fuso che viene incanalato in uno stampo di terra refrattaria che è stato precedentemente lisciato e preparato a parte. In una casa vediamo anche un distillatore per ricavare acquavite di riso. Non credo che ai tempi di Leonardo facessero tanto diversamente! Ci dirigiamo a Bac Ha dove pernotteremo. Durante il tragitto Bersani ce l’ha con Gian Luca. Pardon, alla rovescia.

Arriviamo verso le sei del pomeriggio e una volta sistemati i bagagli e prese le chiavi delle camere facciamo un giro per Bac Ha e andiamo a vedere dove si svolgerà il mercato di domani, domenica. Andiamo anche a vedere un antico palazzo (residenza dell’imperatore?) che però è chiusa e ne possiamo visitare solo l’atrio e il verone. Mentre rientriamo per la cena in albergo, vediamo un cartellone illuminato davanti ad un ristorante che riporta la scritta seguente:

NGA’ PHU’O’NG

CHA’O TRAI

OC LUOC

Trùng vit lon

 Salvatore si illumina tutto e ci dice che qui fanno una vera specialità.

Domando che tipo di specialità. E lui raggiante:

-Uova con il pulcino dentro! Veramente buono!-

Rientriamo per la cena. Rino si picca di volere solo riso con burro. Riesce a farlo capire al cameriere che lo guarda con aria interrogativa, come per dire:

-Ma che ne farà del burro?-

Quando il cameriere porta le ordinazioni si mette davanti a Rino per guardare cosa fa. Rino, non curante, prende la sua scodella di riso, il suo panetto di burro, lo scartoccia e lo butta sopra al riso. Poi con la forchetta si mette a mischiare il tutto. Il cameriere l’osserva sbigottito facendo delle smorfie di disgusto come se Rino, invece che del riso, mischiasse della merda. Comunque facciamo quattro chiacchiere, le donne si mettono a giocare a burraco e Gian Luca ce l’ha con Bersani.

Good night Vietnammm!!

Bac Ha,10 Marzo 2013. Domenica

Stamattina abbiamo visitato il mercato domenicale di Bac Ha. E’ stata una cosa fantastica e incredibile per i costumi a festa coloratissimi delle donne, per i colori del mercato e più che altro della vita di questo mercato. Ci sono centinaia di persone con le mercanzie più disparate. Il mercato è diviso a settori. C’è il settore dove vendono cavalli, il settore dove vendono animali da cortile, dove vendono maiali e cani da allevamento per essere mangiati, il settore per uccelli, il settore per le stoffe , per gli attrezzi agricoli, il settore per barbieri, per massaggiatori, per i pesci, per le carni (senza l’ombra di un frigorifero ma con tante mosche), per le canne da zucchero, ecc. ecc. .

Ovunque ci sono banchetti dove si mangia. Ci sono delle enormi tettoie con tavoli dove la gente mangia di tutto. Il cibo viene attinto da degli enormi pentoloni o teglie dove cuociono delle brodaglie con dentro pezzi di carne di chissà quali bestie.

Anna è avvicinata da diverse venditrici di borse. Compie lo sbaglio di guardarne una. Viene immediatamente assalita da una squadra di donne che sbucano da tutte le parti. Una chiede 5 dollari per una borsa che ad Anna potrebbe andar bene. Entro in campo e a forza di contrattare riesco a prenderne tre per 10 dollari, ma sono sicuro che ne avrei prese tre per cinque dollari. Purtroppo sono stato impedito da Anna che ha il cuore tenero. Le faceva compassione la venditrice che, invece, è andata via ridendo e tutta soddisfatta complimentandosi con le colleghe per l’affare fatto.

I costumi tradizionali delle donne H’Mong sono veramente belli. Il colore dominante è il rosso ma sono pieni di ricami a striscioline azzurre, arancio e bianco. Tutti fatti a mano. Vaghiamo per il mercato tutta la mattina e poi rientriamo in albergo per il pranzo. Nel pomeriggio ripartiamo per tornare verso la stazione di Lao Cai per riprendere il treno notturno che ci deve deportare un’altra volta verso Hanoi. Durante il tragitto dovremmo fare un’escursione in canoa sul fiume di Chai con visita delle grotte, ma per mancanza di acqua, il fiume è in secca e non possiamo navigare. Pazienza. Pare che ci verrà rimborsato il costo dell’escursione. In compenso Gian Luca ce l’ha con Bersani. Ci fermiamo ad una piantagione di tè e visitiamo i villaggi dei Tay con rispettivo mercato. Continuando arriviamo fino al confine della Cina che si trova di là dal fiume di cui non mi ricordo il nome. Le frontiere, sia da una parte che dall’altra, sono imponenti e in perfetto stile di regime. Verso sera arriviamo a Lao Cai ci fermiamo ad un bar per mangiare qualcosa e poi, insieme a qualche altro centinaio di persone, ci avviamo mestamente verso la stazione di deportazione. Ci fermiamo tutti in gruppo ad aspettare che Salvatore faccia i biglietti. Mentre aspettiamo i biglietti,  Gian Luca si mette a parlare con un signore australiano. Gli dice che lui ce l’ha con Bersani.

Quando arriva Salvatore, ci rincamminiamo. Controllo delle Kapò, e ci avviamo sui binari che sono quasi al buio. Nell’aria un vago sentore di nafta. (O cremano qualcuno?) Troviamo il solito nostro treno con la solita carrozza “cuccetta comfort” speciale turisti. Solito tran-tran per la sistemazione. Io mi distendo, chiudo gli occhi prego che il treno non deragli, chiudo gli occhi e mi addormento.

Goodnight Vietnam!!!!

Continua…

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