Diario di Viaggio: Good Night Vietnam ! (Parte 5)

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

Villaggio di Van, 11 marzo 2013. Lunedì

Dopo la notte passata in treno, ma si potrebbe dire in barca in un mare in tempesta, verso le 4.30 del mattino siamo arrivati alla stazione di Hanoi. Sono quasi sicuro che prima o poi, una volta arrivati in Italia, sentiremo la notizia di un treno deragliato in Vietnam. Mi meraviglio che non sia ancora successo. Comunque anche questa volta siamo stati graziati. Ce l’abbiamo fatta. Appena scesi dal treno al capolinea, ci siamo incolonnati e attraversato i soliti binari. Marciapiedi illuminati da povere lampadine fioche e giallognole. Quando usciamo dalla stazione sfuggiamo alla selezione per gli autobus e i taxi degli altri deportati grazie a Salvatore che dice di camminare svelti. Noto che un’altra coppia si accoda a noi. Salvatore ci guida attraverso le stradine buie dei dintorni della stazione, e ci fa fermare davanti ad una saracinesca chiusa e buia. Anche la coppia si ferma insieme a noi. Suona un campanello. Dopo qualche minuto la saracinesca si apre lentamente rivelando una specie di reception dove è posteggiato uno scooter e dove un assonnato vietnamita ci accoglie dandoci le chiavi per le camere.
Dovremo stare qui fino alle otto e poi dovremo ripartire per il nostro albergo dove, pochi giorni fa, abbiamo lasciato il grosso delle valigie.

Troviamo una camera con un letto matrimoniale e un letto ripiegabile per terra, ma il bagno è più che decente e ne approfittiamo per una tonica e corroborante doccia. Ci riposiamo anche un po’. Dopo la notte di stamburamento ferroviario ci voleva proprio. Alle otto siamo pronti per affrontare il traffico di Hanoi. Andremo a fare colazione e riprenderemo il nostro viaggio per il villaggio di Van.  Ci aspetta un viaggio di quattro ore per una strada di montagna. La strada è abbastanza lunga e panoramica anche se le nubi ogni tanto ci offuscano la vista.
Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Ci fermiamo sul passo più alto. C’è una specie di posto di ristoro sotto una tettoia sgangherata di bambù.
Sotto ci sono alcune mucche, una bambina avvolta in un vestito di color fucsia più grande di lei e tre donne che vendono pezzetti di canna da zucchero e qualche bibita. Assaggio un pezzo di canna da zucchero. Dopo averlo masticato un po’, sputo il residuo filaccioso per terra. Una mucca si avvicina piano, piano e se lo pappa golosa. Fa abbastanza freddo e ripartiamo.
Durante il tragitto rimanente, Gian Luca ce l’ha con Bersani. Finalmente arriviamo al villaggio di Van. Tutto su palafitte.
Il bus si ferma in un piazzale circondato da queste costruzioni tutte in legno e bambù.

Ci accolgono due donne che ci fanno accomodare al piano superiore in un grande stanzone con le pareti in legno e il pavimento in bambù intrecciato coperto da tappeti.  Sul pavimento ci sono otto materassini in paglia di riso. C’è anche una tenda che separa la nostra camerata da un’altra camera dove sono alloggiati due signori che avevamo avuto occasione di conoscere in precedenza ad Hanoi. Sono padre e figlio. Vengono da Mantova. Rino quando vede questa situazione rimane alquanto sconcertato ma fa buon viso a cattivo gioco. Dopo aver scelto ognuno il proprio giaciglio, scendiamo giù dove sotto il patio ci viene ammannito il pranzo. Ormai non facciamo più caso né alle zuppe, né alle salse, ne a qualsiasi cosa ci venga propinata. Almeno noi.  Rino non lo so.
Il pomeriggio inforchiamo le biciclette e ce ne andiamo in giro per le risaie e a vedere il villaggio vero e proprio.  Girare in bicicletta in questi posti è piacevole. Il traffico praticamente non esiste e ci possiamo intrufolare fra le case a palafitta e fermarsi tranquillamente ovunque. Incontriamo una comitiva di studenti a piedi e mi viene l’idea di salutarli. Tutti insieme esplodono in un coro di grida e di saluti. Mi fermo per fotografarli e una bella ragazzina mi si avvicina facendomi capire che vuole fare una foto con me col suo telefonino. Acconsento. Mi si avvicina col viso, e fotografa tenendo il telefonino con la mano destra allungando il braccio davanti a noi. Poi mi ringrazia, mi saluta, mi dà un bacio sulla guancia e rientra con gli altri facendo vedere la foto.  Peggio per lei.
Continuiamo il nostro giro fra le risaie fino ad arrivare al mercato. E qui ho la sgradita sorpresa di vedere in bella vista la testa di un cane completamente depilata e pronta per essere cotta. Accanto ci sono altri pezzi che sembrano gambe e coda.
Non è che faccia un bell’effetto.  D’altra parte penso che sarebbe il solito effetto che farebbe a un mussulmano il vedere le nostre macellerie con i quarti di maiale attaccati ai ganci o ad un inglese vedere i conigli nelle nostre pollerie.
Mah! Ad ognuno la propria “cultura”! Nel rientrare c’è una gara fra Rino e Gian Luca a chi riesce ad arrivare primo. Arriva primo Rino e mi pare che Gian Luca non l’abbia presa bene.
Mi pare che ci sia un po’ di nervosismo in giro, forse dovuto alla lunghezza del nostro viaggio. Ho notato che a volte scoccano scintille e si ingaggiano gare non solo fisiche, ma anche verbali, fra Gian Luca e Rino per primeggiare sul nulla.  Rino e Gian Luca si punzecchiano vicendevolmente e a volte cercano di coinvolgere anche me, ma senza successo. Conosco molto bene Rino e poco Gian Luca. Non vorrei che scoccasse una scintilla un po’ più grossa e allora non vorrei essere nei panni di Rino.
Gian Luca è di una stazza di due o tre volte quella di Rino. Prima di cena, grande partita di burraco fra Anna, Renza, Rino e Liviana. Pare che Rosanna abbia preso il colpo della strega e Gian Luca abbia sintomi di diarrea.  Speriamo in bene.
Dopo cena, 8 ragazze del villaggio e 4 ragazzi ci offrono uno spettacolo di balletto con i costumi tradizionali accompagnati da tamburi e flauti. Da ultimo si esibiscono in un balletto in cui devono saltare fra delle grosse canne di bambù che vengono sbattute, aperte e chiuse ritmicamente sul pavimento. Sono abbastanza brave. Poi ci coinvolgono anche per fare la solita danza insieme a loro. Qualcuno di noi ci riesce prendendo il ritmo. Io ci manca poco che non tronco un paio di canne di 10 centimetri di diametro.  Non solo, ma faccio perdere anche il ritmo ai manovratori delle canne con il conseguente stop delle danze. Ci viene offerta una bevanda da bere, il Can, ricavata dalla fermentazione del riso. Beviamo inginocchiati e tutti insieme, attingendo con delle lunghe cannucce da un recipiente messo per terra. Partecipano anche i due di Mantova accompagnati dalla loro guida vietnamita, una ragazza che beve più di tutti. Mi meraviglio che Rino, schizzinoso com’è, possa fare una cosa del genere, ma trinca di gusto anche lui. La sera, belli caldi caldi, saliamo in camerata.  Troviamo i giacigli completamente coperti da zanzariere bianche e azzurre. Rino rimane stupefatto perché gli sembrano fantasmi!!! Fra ninnoli e nannoli ci sdraiamo e piano, piano entriamo tutti nel regno di Morfeo. Fra ronfi, sospiri,e qualche altro rumore, mi addormento anch’io. Domani è un altro giorno. Good night Vietnammm!!!

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Tam Coc, 12 Marzo 2013. Martedì

Stamani ci siamo svegliati presto. Alle sei. Ci siamo lavati all’aperto e Gian Luca ha preso Rino per il collo e gli ha schioccato un bacio sul grugno.  Alè! Stiamo diventando anche finocchi! Facciamo colazione e partiamo per Hoa Lu.  Facciamo una lunga strada anche con un tratto sterrato. Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Dopo un paio di ore di viaggio arriviamo. Visitiamo i templi dei re Dinh e Le del X ° secolo. Incontriamo gruppi di giovani studenti ed è incredibile come facciano a gara per farsi fotografare insieme a noi. Salvatore ci dice che il farsi fotografare con un occidentale è una specie di portafortuna. Ecco spiegato come mai le ragazze volevano farsi fotografare insieme a me.
Non solo, ma anche la pancia e la barba hanno un che di portafortuna! Pare che gli ricordi la pancia del Budda ed ecco anche perché spesso me la accarezzano. Un po’ come il nostro toccare la gobba di qualche disgraziato. Ed io che credevo di avere un certo fascino! Invece ho il medesimo fascino del cornetto rosso per i napoletani o quello dei gobbi. Mah! Pazienza, e tiriamo avanti. Andiamo a pranzo e poi ci avviamo verso l’imbarcadero per l’escursione in sampan lungo le risaie per vedere le grotte di Tam Coc.
Appena io e Anna ci siamo accomodati sulla barca aiutati dal rematore, salta dentro anche una vietnamita col caratteristico cappello conico di paglia di riso. Dice che è la sorella del rematore.  Comunque ha una pagaia e si mette a remare pure lei.
Il nostro rematore, non solo lui ma anche gli altri, ha uno strano modo di remare. Rema con i piedi e a gambe larghe.
Sta praticamente a sedere con le mani appoggiate dietro e manovra ambedue i remi con i piedi. Avanti e indietro. Sembra quasi che abbia i piedi prensili, come le scimmie.  Ci addentriamo in un canale ricavato fra le risaie che sono circondate da picchi altissimi. In mezzo alle risaie possiamo vedere anatre e delle strane chiocciole rosse arrampicate su degli steli di canne. Su alcuni di questi isolotti possiamo vedere anche delle capre selvatiche che si arrampicano sui versanti e sulle rocce.
E’ veramente uno strano e bel paesaggio.  Ad un certo punto la ragazza mi passa la pagaia per farmi provare a remare.
Mi sa che sia una scusa e comunque prendo la pagaia e aiuto.  Mi chiede quanti figli ho, di dove veniamo ecc. Poi mi racconta che lei ha tre figli, tesse e cuce borse, lavora in risaia, aiuta i turisti e via discorrendo. Poi mi guarda la pancia e me la tocca.
Anche lei! Poi mi chiede se dentro porto un bambino. Dice che ho le tette come le donne. A questo punto le spiego, come all’altra del ristorante, che il bambino non l’ho dentro la pancia, ma ce l’ho un po’ più sotto, fra le gambe. Le prende un singulto di riso che credo cada dalla barca da come si agita avanti e indietro. Non smette più.

Per calmarla le ridò la pagaia e le dico di remare. Passiamo sotto a dei tunnel naturali molto bassi veramente impressionanti, fino ad arrivare a metà della nostra escursione. Il canale praticamente arriva fino a qui e dobbiamo tornare indietro. Ci vengono incontro delle barche che vendono bibite, frutta e altri ammennicoli. Non compriamo niente e prendiamo la via del ritorno. A questo punto la ragazza si rivela per quel che è.  Una venditrice di borse e affini! Infatti appena la prua della barca si volge per il ritorno, sciorina sul pagliolato della barca una coperta con dentro tutta la sua mercanzia.  Anna compra due portamonete per tre dollari invece dei quattro richiesti.  Ci diamo alle spese pazze!
Arrivati all’imbarcadero da dove siamo partiti, una volta aspettati anche gli altri, andiamo a vedere le pagode di Bich Dong, scavate nella roccia e su tre livelli. Rientriamo in albergo per doccia e cena.

A cena siamo ad un tavolo con altra gente fra cui i mantovani. Fa caldo. Qualcuno vuole il condizionatore acceso. Il cameriera aziona il condizionatore.  Qualcuno lo vuole spento perché gli dà noia. Il cameriere spenge il condizionatore. Qualcuno ha caldo.  Il cameriere accende un ventilatore. A qualcuno gli dà fastidio il vento. Il cameriere spenge il ventilatore. Io comincio a sudare, non mangio quasi niente. Mi alzo, accendo il ventilatore, e me ne vado a leggere il Borzacchini. Partita di burraco della solita cricca e io me ne vado a letto. Goodnight Vietnam!!!!

Baia di Halong , 13 Marzo 2013. Mercoledì

Stamani, subito dopo colazione, siamo partiti da Tam Coc per la baia di Halong. Abbiamo viaggiato tutta la mattina con grande preoccupazione di Rino. Infatti dovremo pranzare cenare e dormire su di una giunca. Ma quello che lo preoccupa e il menù che sembra che sia a base di pesce. Il viaggio è abbastanza lungo. Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Arriviamo al porto d’imbarco e ci fermiamo con tutte le valigie sotto a una grande tettoia ad aspettare l’imbarco per la giunca. Possiamo notare che questo è un posto rinomato per la coltivazione e la lavorazione delle perle. Ci sono richiami pubblicitari da tutte le parti. Entriamo nell’atelier di esposizione dove vendono tutti i tipi di perle. Nere, bianche, rosate. Tra l’altro fanno anche delle creme per la pelle ricavata dalle perle. Ad Anna gli brillano gli occhi e non è contenta fino a che non compra una collanina che dovrà regalare. Le fanno anche un discreto sconto. Quando arriva Salvatore con tutti i biglietti, veniamo avviati verso un barcone semicoperto da una tendalina. Siamo costretti ad indossare giubbotti di salvataggio arancioni completi di fischietto e boa luminosa. Dico a Rino che come giunca non è poi così male.  Mi guarda stralunato. Il barcone, con tutti noi dentro, si mette in moto e si avvia verso il largo. Man mano che avanziamo, cominciamo ad incrociare diversi battelli alla fonda. Questi battelli dovrebbero essere le giunche. Nei miei ricordi di letture salgariane, le giunche le ho sempre individuate come delle grandi imbarcazioni a vela con alberi di bambù e vele fatte di paglia di riso intrecciata.
Queste sono né più né meno che dei semplici traghetti. Comunque arriviamo di fianco ad una di queste “giunche”, la “Marguerite”, e saliamo a bordo accolti dal comandante e da due ragazze. Ci vengono assegnate le camere e rimaniamo piacevolmente sorpresi.

La nostra camera è in palissandro e ben arredata e spaziosa con un letto matrimoniale e con due entrate. Una su lato destro della giunca, e una sul lato sinistro. Il bagno è pulitissimo. Il vano-doccia ha il pavimento ricoperto da una ghiaia di sassi bianchi su cui c’è una grata in legno di palissandro su cui poggiare i piedi. Tutto pulitissimo. Oltro che giunca di Sandokan! Rino è molto sollevato. C’è da passare l’esame pranzo, ma, se le cose vanno come abbiamo visto fino ad ora, c’è da sperare bene. La giunca si mette in moto e partiamo per la baia di Halong. E questa è veramente spettacolare. In un mare completamente piatto si ergono centinaia di isolotti alti e appuntiti pieni di una vegetazione striata dalle fenditure della roccia. Quando ci fermiamo, nel bel mezzo della baia, viene buttata l’ancora e, cosa strana, vengono issate le vele di colore marrone rossiccio. A barca ferma.  Forse è un segnale per dire che la giunca è alla fonda e non naviga. Infatti ce ne sono diverse altre con le vele issate, ma ferme.  Siamo invitati per il pranzo.  Questo è servito in un’ampia sala con dei tavoli abbastanza lunghi. Noi capitiamo ad un tavolo dove , oltre a noi otto, ci sono anche altre quattro persone.
Due uomini e due donne.

Ne ho uno accanto a me sulla sinistra che mi domanda di dove siamo. Gli spiego che siamo italiani e che veniamo da Empoli, vicino a Firenze. Vengo a sapere che sono due famiglie di olandesi in viaggio turistico.Uno, quello di fronte a me, è un giudice e quello accanto a me, un ex direttore di una società di costruzioni o qualcosa di simile. Vuole sapere che lavoro faccio, e io gli dico che sono in pensione e che ho lavorato in Piaggio e in Ariete. Al che, mi chiede come passo il tempo dato che sono in pensione. Toh, è la solita domanda che mi fece la cugina di Anna! Gli dico che non ho assolutamente problemi per quanto riguarda questo tema. In genere qualcosa da fare, e che mi piaccia, lo trovo sempre. Lui invece mi dice che ha qualche difficoltà.  Quando arriva il pranzo vedo che non mangia quasi niente, nonostante sia roba piuttosto buona e molto vicina per lo meno al nostro gusto.

Mah, misteri olandesi!Nel pomeriggio ci imbarchiamo nuovamente sulla lancia e andiamo a visitare le grotte su cui si fondano diverse leggende e immaginazioni dei locali. Ci sono rocce che assomigliano a degli animali, cani, oche, ecc., inoltre pare che queste grotte siano abitate da una colonia di scimmie. Non ne abbiamo vista nemmeno una, anche se ho fatto credere di averne fotografate due che si accoppiavano. D’altra parte Rino e compagnia si erano avvantaggiati ed io ero rimasto indietro. Quando lo racconto, Rino ci rimane male. Le voleva fotografare anche lui. Finita la visita ci si imbarca nuovamente e ci facciamo portare sulla spiaggia che non è molto distante. L’acqua è abbastanza sporca. Nei dintorni ci sono decine di giunche e sicuramente gli scarichi vanno tutti a mare con le immaginabili conseguenze. Nessuno di noi si azzarda a fare il bagno se non un po’ di pediluvio e un po’ di relax sulla sabbia. Ci sono solo dei francesi che si tuffano, beati loro.La sera rientriamo sempre con la solita lancia e assistiamo ad un tramonto veramente spettacolare fra i picchi e il mare della baia.
Io e Anna ci ritiriamo per fare una doccia e per distenderci. Io mi addormento.Sentiamo bussare alla porta, ma non c’è nessuno. Ci rimettiamo in relax finché non arriva Rosanna che bussa. Chiede se vogliamo cenare o no, perché sono tutti pronti e aspettano noi.Ci vestiamo alla svelta ed entriamo nella sala da pranzo. Siamo accolti da un’ovazione. Sono tutti, dico tutti, anche gli olandesi, seduti ad aspettare noi.  L’olandese, quello che non sa che fare in pensione, pare che abbia chiesto agli astanti se mister Piaggio fosse occupato in qualche gioco con la moglie. Questa volta però non l’ho accanto, ma di fronte. Accanto adesso ho il giudice. L’olandese che aveva domandato di me, dopo un po’ mi si rivolge e mi dice:
-Mister Piaggio, where were you gone? You were playing in bed with your wife?-
(Signor Piaggio, dove ti eri cacciato? Eri a giocare a letto con tua moglie?)
Scatenando il riso degli altri olandesi.
Li guardo un po’ e rispondo:
-Yes, we can!- (Si, noi possiamo!)
Li vedo gelare e allora per stemperare:
-How said Mister Obama!- (Come disse il signor Obama!)
Fanno un risolino ma non gli deve essere piaciuta. Il mio olandese non mangia nulla neppure a cena. Secondo me ha la cacaiola. Dopo la cena passiamo un’oretta sul ponte per fare due chiacchiere. Gian Luca ce l’ha con Bersani. Viene anche l’olandese con la moglie, ma mi gira alla larga. Le donne decidono di andare a fare una partita di burraco. Le lascio al tavolo da gioco e me ne vado a letto.
Good night Vietnaaammm !!!

Continua…

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