Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! (Parte 6)

Asiatica Travel presenta: Diario di Viaggio: Good Night Vietnam! del signor Paolo Fanciullacci:

Hanoi, 14 Marzo 2013. Giovedì

Abbiamo fatto una bella dormita e una bella colazione. Mi hanno raccontato che ieri sera, alle 11, le giocatrici di burraco sono state, gentilmente, buttate fuori dalla sala da pranzo dove stavano giocando. Stamattina c’era un po’ di foschia ma abbiamo fatto altre foto.  Salpata l’ancora, ci dirigiamo verso la terra ferma. O meglio, verso la lancia che ci dovrà riportare a terra.
A mezzogiorno abbiamo un altro pranzo a bordo prima dello sbarco. L’olandese non mangia nulla. Mi sbaglierò ma per me quello o è schifato più di Rino, o ha una di quelle cacaiole da riempire la baia di Along.
Una volta arrivati al punto di appuntamento con la lancia, salutiamo comandante e ragazze, indossiamo i soliti salvagente, e partiamo verso la terra ferma.  Sul molo c’è già Salvatore ad aspettarci. Ci liberiamo del salvagente e scendiamo tutti uno alla volta. Rino si avvia verso Salvatore e verso il minibus ma viene richiamato a bordo.
E’ sceso indossando tutto il salvagente con il fischietto, la boa luminosa e quant’altro. Non si era accorto di averlo ancora addosso. Ripartiamo per Hanoi e ci aspettano tre ore e mezza di viaggio.
Gian Luca ce l’ha con Bersani.

Ci fermiamo ad una fabbrica di ceramiche. Ci viene mostrato come dipingono a mano piatti, vasi, scodelle e portacenere. Gian Luca riesce a farsi dare di sottobanco due portacenere dove lui stesso si è disegnato una sua caricatura che sembra quasi una firma. Bravo però! Ripartiamo e ci fermiamo per vedere un’altra pagoda (Dagliela!). E’ la pagoda di But Thap dove ci sono varie statue di Budda. Una in particolare è famosa in quanto è chiamata “Budda dalle mille braccia e dai mille occhi” che simboleggia il Budda che aiuta tutti e vede tutto. E’ abbastanza orripilante ma, come scultura in legno, è veramente complicata. Mentre molto bello è il monastero e la pagoda stessa. Sentiamo un rintocco di campana e una nenia di tipo tibetano. Salvatore ci dice che è in corso la preghiera sulla torretta del monastero e se vogliamo possiamo salire purché si stia in silenzio.

Non ce lo facciamo dire due volte e saliamo la ripida scaletta che porta ad una botola del pavimento della torretta. Ci troviamo di fronte ad un monaco con un martello di legno in mano di fronte ad un campanone di bronzo. Dall’altra parte della campana c’è un altro individuo in piedi e a mani giunte che prega anche lui con la solita nenia. Ogni tanto il monaco si cheta e da una martellata sul campanone. DOONNNGGGGGggggg!!!! E riparte con la nenia. Dopo tre o quattro martellate, ne abbiamo abbastanza. Piano, piano, uno ad uno riprendiamo la scaletta e ce ne andiamo. Riprendiamo il viaggio verso Hanoi e per strada troviamo anche due incidenti di cui uno sembra mortale. Gian Luca dice anche una preghiera ma poco dopo ce l’ha con Bersani.

Arriviamo al nostro albergo Celia a tramonto inoltrato. Decidiamo di trovarsi tutti nella hall dopo esserci rinfrescati per andare a cena. Quando siamo tutti, Gian Luca ci mette al corrente di un ristorante, il “Tangerine” che secondo la sua guida è eccezionale. Siamo all’ultima cena ad Hanoi, e siamo tutti d’accordo. Vada per il “Tangerine”! Non so gli altri, ma per quanto riguarda me è stato veramente eccezionale. Avevo ordinato un petto di oca arrosto. Mi hanno chiesto se lo volevo molto cotto, medio o poco cotto. Ho chiesto medio. Mi è arrivato un piatto con una specie di bistecca di petto di oca con un contorno di salse e verdure che sembrava dipinto da Matisse.  Sia il petto che il contorno è stato di un gusto squisito e di un sapore che io effettivamente non avevo mai assaggiato. Buono davvero. Ma anche gli altri sono rimasti soddisfatti.
Bisogna dare merito a Gian Luca di aver scovato questa perla. Io lo consiglierei a tutti coloro che avessero la ventura di arrivare da quelle parti. Rientriamo in albergo. Rino e Renza se ne vanno a letto. Liviana si mette al computer. Noi decidiamo di fare un giro sul lungo lago facendo quattro chiacchiere. Rientriamo, andiamo a nanna, e…
Goodnight Vietnam!

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Hanoi, 15 Marzo 2013. Venerdì

Stamattina, alle 8.45 io e Anna abbiamo già fatto colazione. Gli altri ancora non si vedono. Oggi abbiamo a disposizione tutto il giorno per fare spese e per girare per Hanoi liberamente. Poi, un po’ alla volta, arrivano anche gli altri. E’ l’ultimo giorno che passiamo in Vietnam e nell’aria c’è una certa euforia. Le pagode, i templi,e i Budda, cominciavano ad uscirmi dalle orecchie. Usciamo per compere e per visitare ulteriormente Hanoi. A piedi, ci immergiamo fra la gente, venditrici, venditori e avventori di pseudo ristoranti all’aperto che affollano i marciapiedi seduti su minuscoli panchetti. Ogni tanto, ormai esperti, attraversiamo a guado la corrente del fiume di motorini che invade le strade di Hanoi. Ci dirigiamo verso la cittadella che è la parte più vecchia. Qualcuno dei nostri compra del caffè vietnamita. Ci sono diverse qualità di caffè in Vietnam, ma quello che sembra di miglior qualità è quello che loro chiamano “Il caffè della donnola”. Il perché è presto detto. La donnola preferisce solo i chicchi di un certo tipo e quindi questi devono essere i migliori. Poi dato che i chicchi vengono evacuati interi, interi, vengono raccolti, tostati e venduti. Dato che Renza e Rosanna hanno comprato dei bricchetti per fare il caffè alla Vietnamita, allora acquistano anche il caffè “della donnola”.  Non so se Rino ne berrà.

Nel nostro vagare, troviamo una casa vecchissima adibita a museo e dove fanno anche concerti. Troviamo una ragazza che ci fa da guida e ci fa vedere qualcosa anche se la casa è chiusa (ma non è un casino eh!). Ci fa vedere la sala degli avi dove c’è un altare e dove davanti ad esso vengono bruciate delle lunghissime spirali giallognole d’incenso avvolte a cono. Una specie dei nostri zampironi, ma molto più lunghi. Mentre ci dirigiamo verso la cattedrale di Notre Dame, passiamo davanti ad un negozio che vende solo maschere. La cattedrale si chiama proprio come quella di Parigi e ne è fatta a somiglianza, anche se in scala ridotta. Lì di fianco ci deve essere una scuola o un’università perché la piazza è piena di ragazzi e ragazze. Naturalmente con i relativi motorini e biciclette. Ci sono venditori di granite, di strani dolci fritti e di gelati. E fanno sicuramente affari.
Tutto il mondo è paese. Dove ci sono studenti, ci sono venditori di roba da mangiare.  Girellando nei dintorni, ad un certo punto siamo avvicinati da un vecchietto che parla italiano. Si presenta come Sergio Parinelli, di oltre 80 anni, e ci racconta che è un reduce della guerra d’Indocina sopravvissuto alla tragedia di Dien Bien Phu del 1954.

Gli chiediamo se si fosse arruolato nella legione straniera. Nega, e ci racconta una storia. Suo padre era originario di Brescia ma emigrò in Francia molto tempo fa. Quando nacque Sergio, al padre fu domandato con quale nazionalità dovesse iscrivere il figlio. O italiana o francese. Dato che il padre aveva avuto molto dalla Francia e poco dall’Italia, gli sembrò giusto segnarlo come francese. E così fu. Il fatto è che quando Sergio ebbe compiuto gli anni per fare il militare, fu chiamato dall’esercito francese e spedito immediatamente in Indocina che, a quel tempo, era colonia francese e dove era scoppiata la rivolta contro i francesi. Ci racconta come fu addestrato nel combattimento corpo a corpo e ci mostra due mosse di karate. Alza una gamba con una velocità incredibile all’altezza della faccia di una persona e, sempre con la solita velocità e con il taglio della mano, mena un fendente verso un albero lì vicino fermandosi a pochi millimetri senza colpirlo. Ci racconta che li allenavano a colpire con la mano un tubo di bachelite di 10 centimetri di diametro frantumandolo. Ci racconta anche che con un colpo così dato nella carotide di un uomo, quello stramazza a terra fulminato. Non stento a crederlo, ma quello che mi fa veramente impressione, è la straordinaria energia dimostrata da questo ultraottantenne.  Ci mostra la foto per farci vedere che bel ragazzo era quando era soldato.In uniforme e con il cappello a falde, tipo australiano.

Ci racconta pure che lui era osservatore di vedetta a Dien Bien Phu e il suo compito era quello di dare l’allarme quando vedeva i Viet Min scendere dalle montagne. Purtroppo come si sa, servì a ben poco. Tra l’altro ci dice che i Viet Minh non facevano prigionieri. Sparavano nella testa e avanti. Racconta che a Brescia ha ancora dei parenti e si raccomanda di salutare una certa Palmira Parinelli e di dirle che Sergio sta bene.

-Certo, certo- lo rassicuriamo- quando la vediamo non mancheremo-.
Continuiamo il nostro giro intorno alla cattedrale. Troviamo anche delle ragazze vestite a festa una con un gran mazzo di rose rosse in braccio. Non sappiamo se sia una sposa o una laureata, comunque si fanno fotografare con noi.
La pancia questa volta non me la toccano. Mentre siamo lì davanti, tre uomini issano una gigantografia del nuovo papa Francesco 1° sopra al portone della cattedrale. Habemus Papam!!
Dopo una breve visita all’interno della chiesa, ce ne usciamo per andare a mangiare. Nel girovagare incontriamo di nuovo Sergio, il reduce dell’Indocina. Vuole che andiamo a mangiare in un locale dove va sempre anche lui. Ce lo raccomanda perché si mangia bene e si paga poco. Il locale praticamente ha una parete aperta sul marciapiede e sembra abbastanza pulito. Ma dopo vari conciliaboli viene deciso di andare oltre. Ne troviamo uno poco più in là. E’ completamente pieno di vietnamiti e di occidentali. Ci liberano due tavoli in quattro e quattrotto e ci fanno mettere a sedere. Ci accorgiamo subito che non è un campione di pulizia. Il pavimento è sporchissimo. La guida di Gian Luca lo dà per quattro palle. Il che vuol dire quasi al top. Rino dice che siamo nel meglio del peggio.
Io ordino una zuppa. Gli altri non lo so. Rino ha bisogno del bagno. Lo vedo salire una scaletta e sparire. Ritorna sconvolto.
Pare che in codesto bagno si riesca a malapena a stare in piedi. Ci prova anche Gian Luca. Conferma, accidenti a Bersani!
Riusciamo a mettere qualcosa nello stomaco, paghiamo e ripartiamo per le ultime spese in giro per Hanoi fino a sera.
Rientriamo in albergo per la cena e per i preparativi per la partenza.

Abbiamo l’aereo per Parigi alle 23.40. C’è un’ultima partita a burraco e ce ne andiamo all’aeroporto di Hanoi.
Durante il tragitto Gian Luca ce l’ha con Bersani.
Gianna, che fino allora era stata silenziosa, esce con una battuta:
– Questo argomento non lo avevo mai sentito.-
Gian Luca si cheta e non profferisce più parola. Arrivati all’aeroporto, salutiamo Salvatore. Facciamo la solita trafila al chek in e ci imbarchiamo. Quando l’aereo da tutto motore e ci stacchiamo da terra sono le 23.50.
Good Night Vietnaammm!!!!!!!!!!

Continua…

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