Good night Vietnam, regalo da un viaggiatore italiano

Aprile 2016, sul blog viaggioasia, Asiatica Travel noi cominciare a pubblicare un diario di 46 pagine. È un diaro sorpreso da un cliente, piu` esattamente un amico di Asiatica. Dopo il viaggio in Vietnam nel 2013, lui ha fatto questo diario con entusiasmo di un viaggiatore vero. Secondo noi, “Good night Vietnam” è un capolavoro, una guida preziosa per chi vuole fare il viaggio in Vietnam, e anche per gli amanti del nostro paese.

Leggi e sai perché Paolo è innamorato del Vietnam…

Nota biografica sull’autore

Paolo Fanciullacci nasce ad Empoli il primo di giugno del 1944. Sembra mentre è in corso un bombardamento aereo.
Questo imprinting lo porterà ad avere una passione smodata per tutto ciò che vola, dalle farfalle, ai Jumbo Jet.
Il solito imprinting gli fornisce anche una certa predisposizione al bombardamento naturale che cercherà di espletare specialmente durante i suoi futuri viaggi attraverso paesi esotici.
Già nella prima infanzia gli viene attribuito il titolo di ”inventore” dai suoi compagni di giochi, quando incollando quattro moscon d’oro ad un aeroplanino di carta da lui stesso costruito, lo trasforma in quadrimotore che si perde nei cieli del ”bafòre” e che non verrà mai più ritrovato.
Questo titolo gli resterà tristemente e indelebilmente addosso fino alla maturità.
” Il bafòre” è una zona delimitata dalla confluenza delle linee ferroviarie Firenze-Pisa ed Empoli-Siena dove sfrecciano treni sferraglianti diretti chissà dove.

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E’ qui che comincia a fantasticare e a sognare di viaggiare per il mondo.
Costruendo aquiloni e aeromodelli di sua invenzione, tralascia spesso gli studi e dopo aver ripetuto un paio di anni alle medie inferiori, in terza media, dopo un quattro a latino, decide di lasciare gli studi.
Richiamato dall’insegnante di lettere, certa Renata Tamburini, viene costretto a rientrare nei ranghi dalle lusinghe di detta insegnante, che vede in lui una luminosa carriera di giornalista.
Rimandato a ottobre con un tre a matematica, nell’estate successiva viene a sapere che a Pisa esiste un istituto tecnico superiore con una specializzazione aeronautica. Ha uno sconvolgimento cerebrale e riesce a superare la sessione di ottobre con un sei a matematica, pur preparandosi negli ultimi 15 giorni.
Contro i voleri dei propri genitori, che lo vogliono ragioniere, vi si iscrive e si diploma brillantemente come perito capotecnico aeronautico con menzione onorevole di 2° grado. Dovendo fare il servizio militare, fa domanda come ufficiale tecnico in aeronautica ma viene scartato per visus inferiore al minimo richiesto.
Non contento, unico esempio in Italia e forse del mondo, fa domanda come soldato semplice in aeronautica, contentandosi anche soltanto di spazzare le piste, ma viene inesorabilmente spedito al centro addestramento reclute dell’esercito, in quel di Trapani. In estate.
In autunno è a Bagnoli (Na), dove diventa marconista.
In inverno viene mandato al reparto operativo della Divisione Folgore a Treviso e inviato immediatamente in manovra.
Rischia per due volte di essere mandato al carcere militare di Gaeta.
La prima, dopo una trasmissione radiofonica a Roma per le forze armate a cui è stato inviato, come elemento scelto, insieme ad altri tre commilitoni.
Durante la trasmissione a quiz, dopo avere udito la musica dell’inno ”Monte Grappa tu sei la mia Patria ”, invitati a rispondere di quale musica si tratti, per primo urla nei microfoni della RAI :
– BIMBE BELLE FACCIAMO ALL’AMORE ! !- con grave disappunto di Silvio Gigli, l’allora conduttore della trasmissione.
La seconda, al tempo dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica quando, in piena manovra, sostituisce un amico al centralino e alla voce imperiosa di un generale che chiede di passargli Vittorio Veneto, lui passa la cornetta a un certo Vittorio Ballario di Preganziol da tutti chiamato Vittorio veneto per distinguerlo da Vittorio Soggiu di Cagliari detto Vittorio sardo.
Terminato con disonore il servizio militare, fa domanda di lavoro in varie aziende di costruzioni aeronautiche.
Nessuna lo prende in considerazione.
Preso dalla disperazione, fa domanda alla Piaggio di Pontedera, che lo accoglie a braccia aperte e dove comincia la sua carriera di disegnatore prima, e progettista poi, presso l’Ufficio Studi e Ricerche.
Con il primo stipendio compra un rottame di Alfa Romeo Giulietta Spider, di cui è innamorato e da cui non si separerà mai più.
Con gli altri stipendi comincia a dare stura alla sua voglia di viaggiare e, insieme ad altri sconsiderati amici, comincia il suo peregrinare per l’Europa spingendosi fino in Russia, regnante Breznev, mèta a quel tempo già difficile a raggiungersi in auto.
In Piaggio conosce un amico che è proprietario di una splendida imbarcazione a vela.
E’ preso dalla passione per il mare e si avventura per tutte le isole dell’arcipelago toscano, fino a spingersi, in compagnia di un altro disgraziato, in Corsica e in Sardegna.
Durante una crociera in Corsica approda in un campo nudista ed è irretito da una certa Dagmar, nudista tedesca, vestita solo di un cappello bianco e di una collana di conchiglie. Se ne innamora.
Novello Ulisse, viene salvato dai compagni che lo legano all’albero di maestra e che, insensibili alle sue grida e alle sue minacce, lo riportano in Italia con il cuore spezzato, ma libero.
E’ durante questa crociera che scrive ”Fafnir”, il primo, vomitevole, diario di bordo.
Tornato in patria, come una farfalla, vola di fiore in fiore, finché sua nonna Cesira gli fa una terribile profezia:
-Farai la fine del moscon d’oro, che vola,vola,andò a finire su una merda.-
La terribile profezia quasi si avvera.
Conosce tale Benvenuti Anna, insegnante di matematica che diventerà ancora più famosa di lui per i viaggi, tantoché in suo onore, all’ingresso delle frontiere di nazioni o all’ingresso di città e paesi verranno esposti cartelli con il suo nome tradotti in tutte le lingue: “Benvenuti in…” o “Benvenuti a…”.
Lo scrivono anche su alcuni tipi di zerbini per pulirsi le suole delle scarpe prima di entrare in casa.
Purtroppo per lei, lo sventurato la sposa, credendola ricca, e, forse, per una vendetta inconscia contro la matematica che lo ha fatto tanto soffrire da piccolo. Sarà deluso dal primo motivo.
Insieme generano due extraterrestri, Letizia e Claudio.
Alla Piaggio, in meno di un anno, con l’aiuto di un paio di indiani che non hanno mai disegnato, progetta quello che sarà l’ultimo motore a due tempi della storia Piaggio che, forse in onore dei suoi trascorsi marinari, viene montato su di un veicolo che chiameranno ”Skipper”.
Dopo 26 anni di disonorato servizio, riesce a fuggire dalla Piaggio e si rifugia nella ditta Ariete. Qui, vista la sua esperienza di motori Piaggio, lo mettono a progettare macinini.
Cosa che gli riesce con discreto successo. A 59 anni suonati se ne va in pensione.
Muore d’infarto il 30 settembre 2005.
Però, entro 3 minuti, il Padreterno, dopo essersi consultato con i diavoli, gli angeli e con i santi, e coadiuvato dal personale dell’ospedale di Empoli, con una pedata nel culo, lo ributta tra i vivi, che sono tuttora costretti a sopportarlo.
Nel 2006 fonda il premio Orticello in contrapposizione al premio Campiello, a cui partecipa sotto lo pseudonimo di Marco Paolo, con la tremenda opera ”Il Milione (di SUM)”scritta dopo un viaggio in Uzbekistan. Non lo vince per un soffio, pur essendo in una rosa di concorrenti composta da lui soltanto. Ci riprova con un altro diario “ Andati e tornati dallo Yemen, Inshallah!” opera che è molto, molto, molto peggiore della prima. Non contento, ne scrive un altro dopo un viaggio in Marocco: “Alì Babà, o come veniva appellato un disgraziato costretto a viaggiare in Marocco”.
Una vera disperazione.
Insiste.
Scrive una sua biografia di quando era ragazzino intitolata “I ragazzi del Bafòre” che quelli di www.dellastoriadempoli.it, un sito web, pubblicano per compassione come 6° E-book. Ora ha scritto anche questo, dopo un viaggio in Vietnam.
Non ci resta che sparargli. E che non se ne parli più.

Ecco Umberto Fallentrà Ugo

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